Con l’avvento della tecnologia e dell’Industry 4.0, esiste la possibilità che robot vengano introdotti nelle Supply Chain del futuro.
L’impatto di queste tecnologie sarà in efficienza, differenziazione e innovazione, soprattutto nell’ottica di una connettività ‘pervasiva’ che riguardi non solo i singoli settori ma la società intera. E l’uomo?
Secondo il rapporto di DHL questa è una delle grandi sfide che le aziende sono chiamate a raccogliere: produrre talenti in grado di stare al passo con la tecnologia.
Probabilmente per vincere questa scommessa gli istituti scolastici dovranno ripensare il proprio approccio alla istruzione e alla formazione.
“Un robot utile in ambito logistico richiede una complessità di ben altro livello – si legge nel report – deve poter vedere e individuare oggetti, afferrarli, muoversi per trasportarli da un luogo a un altro, e avere una mente capace di coordinare tutto questo”.

Sta di fatto che l’esigenza di risorse nella logistica continua a crescere grazie dell’e-commerce, che non solo aumenta il numero di consegne, ma comporta singoli ordini molto più piccoli, aumentando l’intensità di lavoro per singola consegna.
A tale domanda crescente di addetti specializzati i paesi avanzati, almeno in Europa e Nord America, per vari motivi non riescono a rispondere.
La soluzione più praticabile è compensare con l’automazione, affiancando i robot agli addetti umani in alcune attività.
Per questo da qualche tempo i finanziamenti della ricerca in quest’ambito, prima confinati solo al mondo accademico e agli specialisti di robotica, stanno fortemente aumentando, alimentati anche da programmi di stimolo governativo in molti Paesi (USA, Cina, Giappone, Russia), venture capital, startup specializzate, e colossi hi-tech come Google e Amazon.

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