Nel settore logistico si percepisce un crescente interesse per l’efficienza energetica e, in seconda battuta, le emissioni. Nell’ambito dell’Osservatorio sulla Contract Logistics “Gino Marchet”, è stato costituito nel 2018 un Tavolo di Lavoro “mirato”, Tavolo che rinnova le sue attività anche per l’anno in corso.

di Andrea Fossa

Quando abbiamo iniziato (con il Team dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano) a valutare quali potessero essere i contenuti dell’edizione 2018, l’elenco era molto ampio e variegato: troppo (come al solito). Imponendosi quindi una sintesi, la scelta sembrava escludere un tema a me molto caro (ovvero i consumi e le emissioni dei nodi logistici) ma, sinora, non molto “di moda”.

Il tema dell’efficienza energetica non è certo una novità: come tutti i siti “energivori”, anche le strutture logistiche più rilevanti sono soggette a rilevazioni periodiche (audit da trasmettere all’ENEA) ovvero mappature annuali (aziende certificate ISO 14.000). Senza contare che il tema è sempre benvenuto in quanto strettamente legato ai costi operativi, la cui efficienza non è mai sufficiente: molti investimenti nei vari siti (industriali e non) sono stati fatti negli ultimi anni in quanto presentavano un ritorno economico certo. E lo saranno anche in futuro.

Anche nel settore logistico si percepiva un crescente interesse per l’efficienza energetica e, in seconda battuta, le emissioni. Cito volentieri l’attenzione degli sviluppatori internazionali che, da qualche anno, esplicitano in modo chiaro le qualità energetiche dei nuovi siti, li sottopongono a audit/certificazioni (LEED, BREAM) e evidenziano, a livello commerciale, il ritorno economico per chi prenderà in locazione queste strutture: i costi operativi saranno mediamente inferiori, a parità di attività svolta.

Per chi sviluppa a livello immobiliare (in modo trasversale per edifici ad uso residenziale, uffici, terziario) l’efficienza energetica è diventata “distintiva”, cioè valorizza l’immobile sia nel caso di vendita sia nel caso di locazione. E questo ancor più marcatamente a livello internazionale: i fondi di investimento immobiliare, che comprano questi beni dagli sviluppatori, hanno una attenzione ormai costante a questi aspetti. Cito anche vari locatori che, basandosi su siti logistici reali e certificati, ne fanno un vanto e li sfruttano nelle campagne di marketing. Incentrate su soluzioni specifiche, innovazioni, produzione di energia in situ, ecc.

Un Tavolo di Lavoro “mirato”

Quando però si arriva a parlare di numeri, sia “consumi” che “emissioni”, manca ancora una letteratura scientifica adeguata, anche a livello internazionale.

Per esperienza diretta, dopo aver provato a ricercare “fonti” autorevoli con studi estesi sul tema emissioni (che derivano direttamente dai consumi energetici dei magazzini), potevo solo citare Alan McKinnon con i dati sui magazzini UK o l’Environmental Protection Agency americana con dati sui magazzini USA a temperatura controllata. O le linee guida del CLECAT (associazione spedizionieri europea), attualmente in fase di evoluzione grazie ad uno specifico lavoro del prestigioso Fraunhofer-IML tedesco.

Quindi tanto lavoro da fare, per poter arrivare a dati “di riferimento”, utili ai professionisti del settore. E la naturale decisione di proporre un Tavolo di Lavoro “mirato” – come spesso si è fatto in passato – parallelo ai filoni principali di ricerca che vengono poi illustrati nell’evento finale di novembre (vedi: “Il lungo volo della Contract Logistics” – Il Giornale della Logistica – dicembre 2018 – NdR).

Tavolo di Lavoro che Sara Perotti, docente di Logistica al Politecnico di Milano, ha brillantemente coordinato con il supporto del sottoscritto e che aveva lo scopo di approfondire il tema in sé e, in parallelo, di capire il reale grado di interesse dei manager che partecipano al Board dell’Osservatorio. Personalmente sono molto soddisfatto: davvero non sono mancati i risultati, per quanto perfezionabili e da estendere con un campione più ampio, idealmente a livello internazionale.

Focus sull’Italia

ItaliaLo studio si è focalizzato sull’Italia grazie all’ottima collaborazione di Aziende dell’Osservatorio: in totale sono stati mappati ed elaborati i dati relativi a 55 strutture logistiche per un totale di quasi 1,7 milioni di metri quadri coperti. Un campione di immobili variegato, con anni di costruzione che vanno dal 1974 al 2017 e superficie da soli 700 a oltre 150.000 metri quadri coperti. Dato quest’ultimo non sorprendente in quanto, per questo primo anno di analisi, sono stati raccolti dati di magazzini centrali e periferici, di transit point o centri distributivi, quindi molto variegati così come i settori: dal food al fashion, dall’automotive al retail, dall’arredamento al farmaceutico. Grazie al coinvolgimento di player logistici, industriali e retail di livello nazionale, il campione è tuttavia anche sufficientemente rappresentativo dell’Italia (vedi cartina qui a fianco).

I dati ricevuti si riferivano all’anno 2017 (salvo un paio di eccezioni). Sono stati raccolti con un questionario di dettaglio che indagasse non solo le caratteristiche dei siti ma anche le soluzioni di efficienza energetica adottate e, ovviamente, i consumi annui, dall’elettricità ai carburanti e sino ai refrigeranti.

Sono infatti questi i tre consumi alla base di una stima accurata delle emissioni di “CO2e” (CO2 equivalente), ovvero la forma standard di misurazione delle emissioni che include 6+1 gas climalteranti diversi. Insieme alla CO2, infatti, occorre tener conto di altri gas quali il metano (CH4), il protossido d’azoto (N20), i gas fluorurati (HFC, ecc.). Le emissioni di questi gas vengono matematicamente ricondotte, per quanto riguarda l’impatto climatico, al valore dell’anidride carbonica permettendo un valore unico di “CO2 equivalente” emessa, espressa in peso (tipicamente chilogrammi o tonnellate).

 

Le evidenze di rilievo

Non sono mancate le evidenze di rilievo. Innanzitutto sulle soluzioni di efficienza energetica, nelle quali abbiamo ricompreso sia quelle più note/tradizionali (illuminazione a LED, isolamenti termici, ecc.) sia le soluzioni più innovative (climatizzazione e illuminazione “smart”, carica batterie ad alta frequenza e batterie al litio per i carrelli, sensori di presenza e sensoristica in genere) oltre alla presenza di impianti di produzione di energia elettrica (tipicamente fotovoltaici) o acqua calda (pannelli solari).

Questo al fine di avere una panoramica delle varie soluzioni. Nel campione i LED sono presenti nel 35% degli edifici ma solo il fotovoltaico in autoconsumo e l’isolamento termico dell’edificio superano il 10% di presenza; il resto delle soluzioni è ancora molto raro/isolato (vedi Grafico 1).

Soluzioni per il risparmio energetico

E questo dove anche parrebbe più logico: vedasi il caso del fotovoltaico sul tetto nei magazzini a temperatura controllata, positiva o negativa che sia, in quanto energivori per definizione. Al di là di possibili problemi strutturali per cui risulti impossibile installare tali impianti su magazzini esistenti, avere una produzione di energia elettrica “in situ” elimina le perdite di carico dovute alla trasmissione di energia e può rappresentare un fattore di efficienza economica (specie se l’impianto usufruisce di incentivi alla produzione o sgravi fiscali in genere).

A testimonianza dell’importanza dei consumi elettrici per i magazzini a temperatura controllata, il campione ha permesso di individuare alcuni valori medi, per metro cubo di magazzino, che sono eloquenti, vedi istogramma (Grafico 2) sui consumi per unità di volume per settore merceologico.

Consuno per unità di volume per settore merceologico

Pur essendo certamente importante validare questi primi dati nel corso del 2019, gli ordini di grandezza sono, a mio avviso, già molto significativi. L’idea che abbiamo maturato al termine della ricerca è che sia utile poter continuare a monitorare nel tempo tali valori per poterli consolidare sino a creare dei valori di benchmark (e di trend) sempre più affidabili. Ed in parallelo catalogare e quantificare l’adozione delle varie soluzioni: come si è visto in precedenza c’è ancora molta strada da percorrere.

Grazie alla completezza dei dati ricevuti è stato anche possibile calcolare le già citate emissioni di CO2e: per seguire un approccio rigoroso ci si è avvalsi del tool GreenRouter.it, certificato da SGS Italia per la componente magazzini in quanto rispetta le linee guida CLECAT emesse nel 2012 (linee guida peraltro in fase di aggiornamento grazie all’opera dei ricercatori del Fraunhofer IML; se ne prevede la pubblicazione nel corso del 2019).

 

Il “modulo magazzini”

GreenRouter contiene infatti, oltre ai tool di calcolo delle emissioni dei trasporti, anche un “modulo magazzini” che permette di caricare i consumi di energia elettrica, carburanti e refrigeranti in modo puntuale per i diversi periodi di tempo (tipicamente l’anno solare).

I risultati in termini di emissioni sono (prevedibilmente) coerenti con quelli dei consumi di energia elettrica anche perché quest’ultima rappresenta la gran parte delle fonti di emissione. In particolare, si tratta di consumi relativi all’illuminazione e soprattutto, nel caso di temperatura controllata, all’alimentazione degli impianti di refrigerazione (vedi Grafico 3).

Emissioni totali per tipologia

Grazie al fatto che tutti i magazzini del campione sono stati caricati sulla piattaforma GreenRouter.it, i partecipanti al Tavolo di Lavoro hanno potuto non solo effettuare il calcolo delle emissioni di CO2e in modo puntuale, ma relazionarsi rispetto ai dati medi con un confronto realmente omogeneo. Ed ottenendo un report standard sui consumi e sulle emissioni dei propri magazzini.

 

Gli obiettivi 2019

Il buon successo del Tavolo di Lavoro ci ha indotto a rilanciare l’attività per l’anno 2019 e, perché no, negli anni successivi secondo due direttrici principali:

  • L’allargamento del campione, con un obiettivo di almeno 100 edifici logistici analizzati per circa 3 milioni di mq coperti (quindi si accettano candidature…)
  • Il confronto su base internazionale: come GreenRouter partecipiamo al Gruppo di Lavoro europeo ALICE (http://www.etp-logistics.eu/) all’interno del quale abbiamo trovato ricercatori ed enti interessati e/o attivi sul tema delle emissioni dei siti logistici in genere

L’obiettivo è di indirizzare in modo concreto l’attività delle aziende sia dimostrando quali possono essere i margini di miglioramento (c.d. benchmarking) sia sfidando i concetti attuali di efficienza energetica: l’utopia del magazzino “carbon neutral” (ovvero che non emette CO2e perché consuma poco, autoproduce o utilizza solo energia rinnovabile) non è tale. Molti aeroporti lo sono già (oltre 40 nel mondo ma ben 257 lo vogliono diventare (www.airportco2.org) e sono anche loro “nodi logistici”).

Basta far riferimento al mondo degli immobili residenziali, dove le case non solo possono diventare a bassissimo consumo (vedasi quelle certificate Casaclima Gold, www.agenziacasaclima.it) ma addirittura “passive” (vedasi le Passivhaus, www.passiv.de) cioè influire in modo positivo sulle emissioni della supply chain in quanto producono energia rinnovabile più di quanto effettivamente ne consumino. Solo una chimera?  Penso proprio di no, e sono certo diventerà anche un atout a livello marketing…

*Andrea Fossa, partner Hermes, è Direttore Scientifico dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano

 

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