In un articolo apparso pochi mesi fa su Industriaitaliana, l’Amministratore Delegato di INCAS, Ermanno Rondi, denunciava l’abitudine dei media generalisti nel presentare “un mondo della logistica fatto di personale precario, dequalificato e soggetto a ritmi di lavoro ossessivi”.

Questo scenario, rifletteva Rondi, può essere vero in alcuni casi – soprattutto nel caso delle realtà che rispondono alle nuove sfide dei mercati con un’esasperazione della manualità. Oggi capita sempre più di frequente che gli ordini siano estremamente frazionati a fronte di una grande varietà di referenze: i clienti richiedono pochi pezzi, pretendono consegne immediate e senza errori.

In tutti questi casi, la risposta “manuale” può aiutare a rispondere in extremis alle esigenze del momento: ma certamente non è una buona strategia a medio e lungo termine, e non coincide  in alcun modo con il modello di riferimento di Logistica 4.0.
“Agli stimoli del mercato” – scrive Rondi – “si deve rispondere con nuovi modelli di impresa che valorizzano il lavoro sia nella logistica distributiva che manifatturiera”.

Due esempi pratici

Per chiarire ulteriormente il concetto, l’autore dell’articolo propone due casi-scuola di facile comprensione, che riportiamo di seguito. Il primo rimanda all’esperienza della spesa in un supermercato.
L’evasione degli ordini in un centro distributivo, riflette Rondi, è molto simile a quanto accade in un punto vendita della grande distribuzione: una lista di prodotti da comprare ed un carrello sono gli strumenti per iniziare il percorso tra gli scaffali.
“I più esperti”, osserva Rondi, “ricordano le ubicazioni, ma questo non è certamente il caso delle persone che ricevono l’incombenza una tantum: e spesso anche gli esperti si ritrovano a fare avanti e indietro fra le corsie per completare il carrello.

Alla fine del giro, se si è trovato tutto l’occorrente, la procedura può dirsi conclusa con successo. In caso contrario sarà necessario chiedere informazioni agli addetti e riprendere il giro, finché si arriva alla cassa per lettura codici (controllo), dove si effettua il pagamento e il riempimento dei sacchetti della spesa con cui si torna a casa.

Questo è a grandi linee il lavoro che svolge un addetto al picking; a fine giornata avrà percorso l’equivalente di una maratona e sarà un po’ alienato da un lavoro noioso e ripetitivo, lo stress correlato produrrà errori e non qualità.

“Ora immaginiamo”, prosegue Rondi, “di inserire la lista della spesa sullo smartphone, di entrare in un supermercato 4.0 dotato di postazioni clienti in grado di leggere la lista memorizzata sul cellulare. In questa postazione ergonomica vengono presentate in sequenza le cassette contenenti i prodotti desiderati ed un video segnala tipo e caratteristiche del prodotto, la sua foto ed il suo uso e quanti pezzi sono segnati da prendere. Il prodotto è messo direttamente nella borsa della spesa evitando rinfuse per fretta di liberare la cassa. L’ultimo prodotto genera lo scontrino, pagamento telematico, rientro a casa. Non c’è stress, vengono evitate le code e recuperati tutti i prodotti, senza errori: a prova di marito spedito dalla moglie al supermercato. Questo è un esempio di logistica distributiva 4.0”.

 

Supermercato

Il modello Masterchef

Il secondo esempio riguarda invece la Factory Logistic; e in questo caso la metafora è rappresentata dal modello Masterchef.

Una produzione on demand tirata dal mercato è paragonabile alla cucina di un ristorante. Per realizzare i piatti, necessariamente fatti al momento, occorre una precisa organizzazione di cucina affinché ci sia un’attività fluida che garantisca di soddisfare le aspettative dei clienti. Allo Chef deve arrivare, nella giusta sequenza , la descrizione, secondo i gusti del cliente, dei piatti da preparare. Gli sono necessarie tutte le informazioni: ad esempio per un semplice piatto di spaghetti dovrà conoscere tipo di pasta, grado di cottura, varianti come carbonara o scoglio, se va insaporito con pepe o peperoncino, e così via. Di fatto una “on demand costumized production” .

Per realizzare i piatti al momento serve una dispensa con un mix di ingredienti vasto, ma studiato (potremmo dire ingegnerizzato) e conservato in quantità coerenti con i consumi previsti, altrimenti scadrebbero in qualità e freschezza.  È poi necessario un metodo di lavoro con cui gestire gli addetti: in funzione dell’area di lavoro in cui opera lo Chef gli si portano gli ingredienti per i piatti secondo le dosi definite nelle sue ricette e nella giusta sequenza. Nulla di diverso da un reparto di assemblaggio di un’azienda meccanica. La dispensa può essere un magazzino automatico che contiene tutti i componenti necessari a produrre il catalogo dei prodotti proposti, i vari part number vengono gestiti con logiche di Kan ban dinamico per non avere overstock o rotture, il prelievo dei kit di assemblaggio è definito in funzione delle distinte base correlate alle quantità previste sull’ordine cliente, e il rifornimento ai tavoli di montaggio è tirato dallo stato della produzione: si è così realizzato un modello organizzativo che possiamo definire Digital Lean 4.0; in altri termini una logistica di fabbrica per lo smart manufacturing.

 

Masterchef

Dalla teoria alla realtà: le realizzazioni pratiche

A complemento degli esempi sopra riportati, l’articolo riporta alcuni casi di successo che riguardano diversi settori industriali e di commercio: sono citate le installazioni effettuate da INCAS presso Electraline (un’azienda di Concorezzo che distribuisce componentistica elettrica ed è specializzata nel servire GDO alimentare e del bricolage), Pigini (un marchio del Gruppo Gucci che realizza scarpe di alta gamma con caratteristiche di qualità, scelta e personalizzazioni e con una elevata attenzione al servizio e alla rapidità di evasione degli ordini) e Tellure Rota, un’azienda di Formigine (MO) che produce ruote e supporti per uso industriale e che figura tra gli espositori di INTRALOGISTICA ITALIA.

> Scopri qui i tre casi-scuola

 https://youtu.be/VQsKlva4vFc

I presupposti per la creazione del valore

L’intervento di Rondi si conclude con una considerazione di carattere generale. “Logistica 4.0”, scrive l’Amministratore Delegato di INCAS, “è l’interpretazione di un nuovo modello organizzativo che, sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie e la flessibilità di moduli software integrati tra loro, consente di soddisfare le richieste di un mercato sempre più variabile e veloce. Dagli esempi riportati appare evidente che anche il livello di investimento non è un limite per la realizzazione di una transizione organizzativa potendo modulare, ed eventualmente crescere nel tempo, il grado di automazione adottato. È però fondamentale avere chiari gli obiettivi ed il percorso necessario ad implementare il modello perché in ogni caso cambierà profondamente le modalità operative e nel tempo anche il layout della manifattura o del centro distributivo. Un percorso che porterà a risultati virtuosi e consentirà nuove prospettive, ma che deve essere affrontato con la giusta determinazione e coscienza delle difficoltà legate al cambio di cultura, all’integrazione tra le funzioni operative in un’ottica collaborativa ed al cambiamento progressivo, ma continuo a cui è sottoposta la struttura. In ultimo è fondamentale avere coscienza che questa evoluzione definita Smart è inevitabile; il mercato escluderà chi non si adegua, o meglio non la cavalca, vedendo nella digital automation un’opportunità”.

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