Magazzini verticali, autoportanti, scaffalature e soppalchi: in caso di evento sismico sono tra le prime strutture a rischio mettendo in pericolo persone, merci, beni e attrezzature. Eppure un modo per proteggersi c’è.

 

Chi scrive ha visto con i suoi occhi gli effetti del terremoto dell’Emilia Romagna (maggio 2012) e soprattutto, accompagnato dai tecnici preposti a verificare cause e concause, scaffalature di ogni genere e dimensione letteralmente poggiate una sopra l’altra come tessere di un tragico domino. Perché uno scaffale, specie se di recente costruzione, si abbatte su persone e beni negando spesso anche il tempo necessario a mettersi in salvo?

Giampaolo Bordini con Mattia Solinas e Anna Chiara BoschieriGiampaolo Bordini, Technical Director  di Ferretto Group (il primo a destra nella foto a fianco, scattata insieme a Mattia Solinas e Anna Chiara Boschieri), è manager di solida competenza, abituato a fare i conti tutti i giorni con progetti di nuova realizzazione o revamping all’interno di magazzini di vario genere e natura: “il terremoto è un mostro capace di rimanere silenzioso per anni – dice dopo un profondo respiro – e poi di esplodere all’improvviso con tutta la sua ferocia. In tal caso uno scaffale è sottoposto a spinte tali da mettere a serio rischio la stabilità”.

L’Italia, spesso ce lo dimentichiamo, è un Paese sismico. Ogni giorno l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) registra un centinaio di scosse sull’intero territorio nazionale, scosse inavvertite semplicemente perché al disotto della soglia di attenzione: “il dramma – dice Bordini – è che abbiamo tutti gli strumenti utili a minimizzare il rischio: norme, buone pratiche di progettazione, costruzione e manutenzione, competenze tali da rendere più sicuri i nostri magazzini. Proprio a 25 chilometri da Amatrice abbiamo l’esempio di un nostro impianto che, alla verifica post terremoto del 2016, si è presentato perfettamente integro: si erano solo allentati alcuni bulloni.”

Un problema culturale

La mappa del rischio sismico in Italia | fonte: INGVIl problema è essenzialmente culturale: “quello che manca è una cultura della prevenzione – conferma il nostro interlocutore – un problema generalizzato nel nostro Paese, basti pensare al crollo del Ponte Morandi a Genova. E se talora, purtroppo, è una questione di soldi, altrettanto spesso semplicemente si preferisce affidarsi all’italico stellone, mettere la testa sotto la sabbia e sfidare la fortuna”. Bordini apre il PC di ordinanza e sulla videata appare un magazzino verticale a marchio Ferretto Group (il Vertimag EF – NdR): “per scelta aziendale – spiega il manager – laddove necessario tutte le nostre soluzioni sono offerte solo in versione anti-sismica. Non solo: questo magazzino verticale è offerto sia in versione anti-sismica standard, in grado di resistere alle sollecitazioni statisticamente probabili sul 70% della superfice nazionale, che in versione Atlas (a copertura del 100%) con una differenza di prezzo poco significativa. Eppure talora fatichiamo a convincere l’interlocutore ad effettuare un investimento che, un domani, si rivelerà decisivo per proteggere le persone e i beni”.

Ma in un Paese “normale” non dovrebbero esserci buone norme e regolamenti tali da prescrivere in forma tassativa i migliori criteri di progettazione e costruzione? “Occorre fare una distinzione tra magazzini automatici autoportanti, magazzini verticali – spiega il manager di Ferretto Group – e scaffalature installate all’interno di immobili pre-esistenti. Nel primo caso la struttura è equiparata ad un edificio e quindi, per il rilascio della licenza a costruire, è inderogabile una progettazione anti-sismica suffragata dalla necessaria documentazione. Nel secondo caso si sta superando l’antiquata visione che equiparava un magazzino verticale ad una “macchina” in quanto risulta essere a tutti gli effetti una struttura di stoccaggio (mentre per i magazzini verticali da esterno valgono le prescrizioni dei magazzini autoportanti). Nel terzo caso, invece, questo obbligo, per il momento, non c’è, anche se parliamo di strutture di altezze importanti”.

Taglia la testa al toro

Una norma che taglia la testa al toro comunque esiste: si tratta della 81/2008, meglio nota quale Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, che impone all’imprenditore di assumere tutti i provvedimenti utili a garantire l’incolumità di dipendenti, collaboratori e ospiti. Proprio in occasione del citato sisma dell’Emilia Romagna taluni Pubblici Ministeri hanno contestato il reato di omicidio colposo “in quanto era dovere dell’imprenditore prevedere la possibilità di un evento sismico di rilevante portata e porre in essere quanto necessario per minimizzare il rischio conseguente”.

“La norma è generica – taglia corto Bordini – limitandosi ad evidenziare un orientamento di carattere generale, ovviamente del tutto condivisibile, identificando nel datore di lavoro e nel costruttore i responsabili. Ma in pratica cosa vuol dire? Un imprenditore o un manager armati delle migliori buone intenzioni cosa devono fare?” Dalla teoria alla pratica: “in certe zone del Paese, dove la popolazione è abituata a convivere con i terremoti ovvero ne conserva una severa memoria storica – spiega il Technical     Director – la cultura della prevenzione è più diffusa. Al contrario, in aree dove questa memoria si è persa, il livello di attenzione si abbassa”.

E non aiuta l’assenza di norme mirate a livello europeo: “nel Continente i Paesi in area sismica sono solo due: l’Italia e la Grecia. È ovvio che gli altri 26 (ad oggi la Gran Bretagna è a tutti gli effetti membro della Comunità – NdR) non abbiano maturato la medesima sensibilità e quindi in sede comunitaria emergono altre priorità”. A prevalere sono quindi la sensibilità e l’attenzione dell’imprenditore, la sua volontà di essere compliance alle norme pur generali di orientamento, quale appunto l’81/2008: “mettersi a tavolino, ragionare, spiegare, dimostrare competenza ed esperienza è decisivo”. Una competenza che non deve limitarsi allo scaffale, ma coinvolgere l’intera struttura: “caratteristiche del terreno di appoggio, pavimento, collegamento al suolo, peso complessivo dell’insieme costituito da scaffale e materiale stoccato in quanto, in sede di calcolo strutturale, va sempre considerato l’insieme costituito da massa della scaffalatura, massa del portato e sue caratteristiche: un pallet di acqua minerale si comporta in modo molto diverso rispetto ad una paletta carica di carta assorbente”.

Un'installazione a magazzino

Non affidarsi al caso

Non è quindi un caso se, in Ferretto Group, sia attivo un Ufficio Calcolo Strutturale forte di dieci ingegneri dotati della necessaria formazione, aggiornamento, strumentazione, software specifici: “collaboriamo anche con realtà esterne – chiosa Mattia Solinas, marketing manager della società – al fine di garantire un solido know how e capacità di analisi ai massimi livelli”. Progettare in modalità anti-sismica, infatti, richiede una competenza che non può essere improvvisata e che “va continuamente rinnovata”.

Ma la fase di calcolo strutturale e progettazione, spesso personalizzata in funzione dei volumi e delle caratteristiche peso-volumetriche dei beni da gestire, è solo la parte iniziale di un lungo lavoro: “la fase di installazione e montaggio è altrettanto delicata – spiega Solinas – e per questo ci affidiamo ad una rete di partner certificati e, nei casi più complessi, attiviamo squadre interne che si recano sul posto gestendo e supervisionando tutte le operazioni”. Anche una corretta manutenzione si rivela fondamentale e per questo “il richiamo è sempre al massimo rispetto delle norme, eseguendo correttamente i controlli periodici. È ovvio che tali interventi prevedono un costo, ma uno scaffale gestito in sicurezza è più affidabile, dura di più nel tempo, resiste meglio agli urti e, nel caso di eventi sismici, garantisce una maggiore resistenza e resilienza.” Una struttura ben realizzata e altrettanto ben manutenuta, inoltre, permette di spuntare migliori condizioni economiche anche al momento di stipulare un contratto assicurativo (sul tema si veda: “Rischio sismico e continuità aziendale” – Il Giornale della Logistica – settembre 2017 – NdR).

La causa del cliente

Ferretto Group | Progettazione a prova di eventi sismiciMa al di là dei plus d’ordine generale, validi per qualunque (serio) costruttore, Solinas tiene ad evidenziare un’ulteriore caratteristica dell’offerta Ferretto: “non sposiamo nessuna causa se non quella del cliente. Il nostro catalogo di soluzioni, standard o su misura, contempla infatti tutte le tipologie: i nostri tecnici / commerciali non devono sponsorizzare una particolare soluzione ma definiscono sempre la proposta migliore in funzione delle necessità del cliente”. Un plus notevole che, chiosa Anna Chiara Boschieri, Marketing e Comunicazione del Gruppo, “ci permette di spaziare dai magazzini automatici a trasloelevatore alle scaffalature metalliche o soppalchi transitando dai magazzini verticali automatici a soluzioni specifiche per barre e lastre”. Il minimo comune denominatore “è una scelta di qualità sia in fase di progetto che di produzione con il ricorso alle macchine di lavorazione lamiera più avanzate e alla scelta degli acciai di più elevata qualità. Il tutto corredato da software specifici per la gestione dei magazzini e da tutti i servizi pre e post vendita quali è lecito attendersi da un operatore primario del mercato”.

Segue canonica visita dell’azienda, con particolare attenzione alla zona di lavorazione lamiere e alle aree di stoccaggio sia delle materie prime che dei prodotti finiti: “la nostra maggiore soddisfazione – dice Solinas – è dialogare con clienti che accettano, in nome dell’affidabilità e della sicurezza, di investire in qualità, di adottare standard che non solo rispettano tutte le direttive di riferimento ma sono anche in linea con i criteri delle prossime evoluzioni normative nazionali e locali”.

 

in collaborazione con Il Giornale della Logistica

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