Pubblichiamo di seguito alcune delle considerazioni che Ermanno Rondi, Amministratore Delegato di INCAS, ha espresso in un articolo apparso su industriaitaliana.it
Al centro del ragionamento c’è la ricerca di un punto di equilibrio negli investimenti per Industria 4.0. O, in altre parole, una regola aurea per investire in modo efficiente senza…. buttare via i propri soldi. 

“Come in architettura, anche la costruzione di un modello organizzativo che interpreti i canoni di Industria 4.0 ha la sua chiave di volta. L’elemento centrale ed integrante attorno al quale ruota l’implementazione della Fabbrica on demand è il software. Robot, automazione e tecnologie sono contrafforti e colonne portanti, ma è il software ad integrare gli strumenti tecnologici ed interpretarne il modello organizzativo. Selezionare la giusta soluzione definendo obiettivi e prospettive e valutare correttamente l’insieme degli elementi che ne determineranno l’efficacia è spesso più delicato e complesso che non affrontare la robotizzazione di una linea produttiva”.

Come scegliere il software

Quando si affronta l’evoluzione organizzativa, connessa al paradigma di Industria 4.0, spinta dalla necessità di rispondere alle esigenze di un mercato che richiede sempre più velocità ed alti livelli di personalizzazione, si analizzano e decidono investimenti i cui valori economici si concentrano sulle macchine e sulle tecnologie. È facile e naturale focalizzarsi sulle parti che presentano i maggiori importi con il rischio di porre minor attenzione sul software che è di fatto la chiave di volta dell’investimento essendo l’interprete del modello organizzativo che governa l’automazione.

 

IL SOFTWARE È LA CHIAVE DI VOLTA DELL’ INVESTIMENTO
Non basta solo la competenza tecnologica degli specialisti

Spesso la valutazione degli aspetti ICT è demandata a specialisti in questo campo che correttamente definiscono un quadro di riferimento rispetto allo stato dell’arte tecnologico. Il processo decisionale di acquisto deve però essere coerente con una visione di insieme complessiva che consideri più fattori: il fornitore visto nell’ottica di una partnership di lungo periodo, la flessibilità del rapporto che potrà essere instaurato, la qualità del prodotto, l’expertise sotteso, il grado di adattabilità alle proprie caratteristiche ed obiettivi ed infine la percezione di prospettiva futura che ne deriva.

Le variabili per una realizzazione efficace di un impianto di automazione che vuole implementare un nuovo modello di flusso produttivo sono quindi molteplici e non tutte correlate allo stato dell’arte della tecnologia. Ad esempio soluzioni cloud non sempre garantiscono i tempi di latenza necessari per governare linee di handling ad alta produttività e soluzioni web, tecnicamente più avanzate, possono presentare profili di affidabilità non ancora coerenti con le richieste di applicazioni di campo.

Non si sceglie solo un software, ma un partner e un percorso

Anche nella scelta di un software occorre metodo sapendo che in realtà non si seleziona un prodotto, ma anche un partner e un percorso. Ogni cambio organizzativo è in effetti l’inizio di un cammino che tocca nel tempo diversi anelli del processo produttivo e distributivo. È quindi importante avere chiara la profondità della proposta software. Ad esempio, se si affronta la scelta di un’automazione in campo logistico è opportuno avere la visibilità dell’architettura sottesa al modulo di interesse specifico, perché nel tempo occorreranno certamente altre parti che è opportuno siano presenti nella suite analizzata.
La figura 1 descrive sinteticamente gli ingranaggi di uno scenario applicativo logistico: dalla gestione delle materie prime/semilavorati, al controllo dei flussi produttivi fino al magazzino distributivo integrato con l’automazione di campo per arrivare alla gestione delle consegne.

 

> Leggi l’intervento integrale su industriaitaliana.it

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