Si chiama Retail Apocalypse il fenomeno che riguarda la chiusura dei negozi fisici in America a causa del cambiamento comportamentale della popolazione. Questa tendenza sta prendendo piede anche in Italia, proprio perché le nuove generazioni, rispetto a quelle prima dei millennials (nati a partire dal 1984), hanno cambiato il modo di vivere e di spendere.

Storie (e marchi) diversi, con un unico comune denominatore: la reticenza del pubblico a recarsi nei giganteschi agglomerati commerciali dove fino a pochi anni fa venivano principalmente effettuati gli acquisti: dal 2010 al 2013 l’afflusso è infatti diminuito del 50%.

Il caso italiano

In Italia non c’è (ancora) nessuna apocalisse in vista: nel 2016 si contavano 943 centri commerciali e pure nei primi mesi del 2017 ne sono stati inaugurati di nuovi.

Un centro commerciale

La vera sfida, oltre a garantire un online store efficiente, risiede nell’assicurare il difficile equilibrio tra varietà, velocità e flessibilità, che le decisioni dei consumatori hanno dimostrato essere cruciale. Obiettivo a cui devono tendere gli store online e, di conseguenza, una buona logistica per l’e-commerce.

L’arena competitiva è completamente cambiata rispetto a dieci o vent’anni fa, e il cambiamento – così come l’assunzione di un certo numero di rischi – è sia auspicabile, sia inevitabile.

Il modello di Amazon

Sicuramente il modello Amazon, imponendosi in tutto il mondo, ha portato numerosi venditori a cambiare strategia per non annaspare nel nuovo mercato che è andato delineandosi, un mercato ove ogni azienda che si rispetti deve possedere un online store funzionante e ben fornito, all’interno del quale le esperienze del pre e post vendita vanno curate e seguite in egual misura, pena una consistente perdita a livello di volumi di vendite.

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