Nascono nuove soluzioni e cambiano le modalità di pagamento rivoluzionando il settore

Il mercato potenziale del Supply Chain Finance in Italia è il più grande d’Europa, grandi opportunità da cogliere per il finanziamento delle imprese, soprattutto PMI.

“Sono passati i tempi in cui il Supply Chain Finance era una chimera: le soluzioni sono ormai consolidate e rappresentano una certezza per la gestione finanziaria delle imprese – evidenzia Alessandro Perego, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation – Se le imprese italiane riusciranno a operare come network di sistema e non come entità singole, ci sono tutte le condizioni per lo sviluppo in Italia.

Per le aziende però è fondamentale scegliere adeguatamente la soluzione da adottare per finanziare il capitale circolante, individuando il giusto mix, secondo la formula migliore per ogni fornitore”.

“La ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano evidenzia un cambio radicale nella velocità di sviluppo del mercato del credito di filiera in Italia – spiega Stefano Ronchi, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Supply Chain Finance – Uno sviluppo che, più che nei numeri, si rileva nella nascita di nuove soluzioni, nelle evoluzioni normative che ne abilitano l’adozione, nell’ingresso prepotente di nuovi player e di startup, mentre le tecnologie che si stanno affacciando come blockchain, big data e Application Programming Interface, offrono nuove opportunità”.

Supply Chain Finance - come funziona

Il mercato potenziale del Supply Chain Finance è pari a 559 miliardi di euro (il totale del montecrediti di crediti commerciali a fine 2015), un valore enorme di cui è servito solamente il 26%, pari a un valore di 147 miliardi di euro.

Il mercato italiano del credito di filiera oggi è ancora dominato da due soluzioni di tipo tradizionale: l’anticipo fattura, cioè il finanziamento delle fatture non ancora riscosse, che vale 87 miliardi di euro, -3,3% rispetto all’anno precedente, e il factoring, la cessione di crediti commerciali vantati da un’azienda verso i debitori, che vale 57 miliardi (+1,8%), al cui interno cresce però del 7,7% fino a 2,8 miliardi di euro la quota del reverse factoring, la versione che permette ai fornitori di sfruttare il merito creditizio di un’azienda cliente per ottenere prezzi più bassi.

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