La sezione dedicata al Mercato delle Gru Mobili del Libro Bianco, prodotto da Intralogistica Italia in collaborazione con l’Ufficio Studi di ANIMA, analizza alcuni indicatori di bilancio delle imprese per osservarne la performance economica e l’adeguatezza della struttura finanziaria-patrimoniale nel periodo compreso fra il 2011 ed il 2015.
L’analisi si concentra sulle aziende italiane che operano nel settore e che hanno la forma di società di capitale, non in regime di liquidazione o procedura concorsuale. Il campione – 15 imprese rappresentative – offre una panoramica sul volume d’affari, la redditività del settore e gli investimenti.

Volume d’affari
Più nello specifico, 4 delle imprese analizzate superano la soglia dei 20 milioni di euro di fatturato, mentre 6 rimangono sotto i 5 milioni.  L’andamento temporale del fatturato totale delle imprese incluse nel campione evidenzia un trend piuttosto negativo che avrebbe portato il comparto delle gru mobili alla perdita di circa l’8% dei ricavi nel corso dei 5 anni, fino a 420 milioni di euro nel 2015. Una difficoltà accentuata è visibile nell’ultimo anno di riferimento, quando quasi la metà delle imprese del campione (7 su 15) ha visto scendere il proprio volume d’affari. Un dato in crescita, visto che nel 2014 la percentuale era stata solo del 20%.

Redditività del settore
Il Libro Bianco ha valutato la redditività del settore attraverso i classici indicatori di analisi di bilancio – tra cui il margine operativo lordo in rapporto al fatturato, il margine operativo netto su totale del capitale investito e dell’attivo, l’utile netto su patrimonio netto ed il margine operativo netto su valore della produzione. I valori medi osservati testimoniano la difficoltà del settore, con una marginalità media che nel 2015 è diventata addirittura negativa.

Si conferma un trend per cui le microimprese con fatturato inferiore ai 5 milioni di euro sembrano essere svantaggiate in termini di marginalità rispetto alle altre imprese, probabilmente perché non riescono a catturare economie di scala.
L’analisi del campione consente di concludere che le imprese con ricavi compresi fra 5 e 20 milioni di euro reggono la situazione economica attuale.
Dagli indicatori emerge inoltre la penalizzazione delle micro-imprese i cui ratio sono tutti mediamente negativi. È il gruppo delle aziende con ricavi compresi fra 5 e 20 milioni di euro a mostrare la migliore redditività.

La marginalità
Il Libro Bianco segnala come il 2015 sia stato per il comparto un anno particolarmente negativo, in cui meno del 30% delle imprese ha mostrato una marginalità superiore al 10%. Per contrasto, anche solo un anno prima le aziende in grado di superare questa soglia rappresentavano l’80% del mercato.

Rispetto ai parametri di efficienza e di produttività, è stato calcolato l’indice di rotazione del capitale investito, ovvero il rapporto fra valore della produzione e totale del capitale investito: esso misura la capacità dell’impresa di generare un adeguato valore dei ricavi a fronte degli investimenti contabili effettuati, nel breve e lungo termine. Il dato medio risulta abbastanza stabile nel corso del quinquennio. Ulteriori indicazioni di dettaglio si possono trarre dai dati indicativi della gestione del capitale circolante.

Per quanto riguarda le scorte si osserva una certa volatilità, ma con valori espressi in giorni di permanenza a magazzino abbastanza elevati rispetto alla media registrata da AISEM federata ANIMA. Il tempo medio di incasso dei crediti e quello di pagamento dei debiti commerciali mostrano un andamento del tutto simile, evidenziando che in media le aziende incassano le fatture a più di due mesi di distanza, ma pagano i propri debiti con un certo ritardo.

È stata misurata inoltre la durata media del ciclo commerciale, che sintetizza l’assorbimento di risorse finanziarie a fronte degli investimenti in capitale circolante di breve termine (scorte, crediti commerciali al netto dei debiti commerciali) dato il volume di attività. L’andamento si è confermato abbastanza fluttuante, con valori di poco superiori ai 100 giorni nel 2013 e nel 2015.

Per quanto riguarda l’efficienza relativa ai costi, invece, in generale si nota un’incidenza dei costi esterni costantemente sopra il 70%, in leggero aumento del 2015 dopo il calo del biennio precedente, con i costi interni sempre più rilevanti negli ultimi anni, che hanno superato il 20%. Scende invece l’incidenza degli ammortamenti.

 

Gli investimenti del settore
Con l’eccezione del 2014, si nota una disponibilità ad aumentare gli investimenti, soprattutto in capitale fisso. Tendono a ridursi invece le immobilizzazioni in asset intangibili. Andando a osservare le differenze per classe dimensionale e per tipologia di investimento, si osserva che le microimprese si distinguono per investimenti fissi relativamente maggiori, il che potrebbe essere letto come una risposta al calo di redditività. Sono invece le aziende che fatturano fra 5 e 20 milioni di euro a investire di più in asset immateriali come la ricerca e sviluppo.

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