beverage & logistica interna: dove l’innovazione è di casa
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Milano, estate 2025, un bar del centro. Siamo nel pieno di un’ondata di calore. Al bancone c’è frenesia: in pochi istanti compaiono due minerali, una cola con ghiaccio, un succo di frutta, un the alla pesca, due birre medie, alcuni aperitivi e un latte di soia. Per chi vuole avvicinarsi alla complessità del beverage, questo è un punto di osservazione ideale.
Dietro a lattine, bottiglie, bicchieri serviti tempestivamente ad una clientela vasta ed eterogenea c’è una catena logistica di prim’ordine, che gestisce con disinvoltura operazioni complesse. Alla routine degli operatori di questo settore appartengono infatti, oltre alle normali operazioni di picking e consegna:
La complessità del beverage si manifesta anche nel numero degli operatori attivi sul territorio. Distributori, grossisti, dettaglianti e dispenser automatici sono presenti in modo capillare e sono di conseguenza molto numerosi. Ma sono molte anche le associazioni di categoria che governano i diversi comparti di settore. Sul fronte della produzione, ad esempio, ciascuna delle filiere di acque, vini, birre, bibite, superalcolici, latte e derivati è rappresentata da una o più federazioni.
Oltre le diversità c’è un dato comune: il beverage rappresenta una quota importante del PIL. Del resto tutti, prima o poi, devono bere. E, se appena possono, vogliono bere meglio. I dati di sell-out degli ultimi anni dimostrano infatti che in tempi di crisi si ricorre più volentieri al rubinetto di casa: ma non appena le condizioni lo consentono, si riprende a consumare una grande varietà di bevande. Con un dato significativo che contraddistingue proprio il nostro Paese.
In Italia, il consumo pro-capite di acqua minerale in bottiglia è esattamente doppio rispetto alla media UE. Questo significa forse che beviamo meglio (meno zuccheri, meno bevande elaborate). Al tempo stesso, la forte presenza delle acque minerali lascia meno spazio alla crescita degli altri comparti. Che per emergere devono ricorrere a diversi stratagemmi.

Andamento dei consumi pro-capite di bevande in Italia, 2020-2025. La linea tratteggiata riporta la media dei consumi pro-capite di acqua minerale nei Paesi UE.
(Fonte: Unesda / Mineracque / Assobibe)

Negli ultimi anni, in Europa, si osserva una contrazione progressiva del comparto vinicolo a vantaggio delle bevande NLA (birre, spirits e vini a basso o nullo contenuto alcoolico).
Uno studio condotto per la Commissione Europea da Areté e Agra Ceas Consulting e pubblicato ai primi di settembre prevede un CAGR del 20% per il comparto NLA da qui al 2030.
Di contro per l’anno in corso, nonostante una vendemmia che si annuncia favorevole, Federvini stima una contrazione dell’1% dei consumi.
Nel beverage, come in generale in tutto il comparto del food, la crescita non è quasi mai esplosiva; è guidata per lo più da trasformazioni graduali nelle abitudini dei consumatori.
Chi vuole crescere deve conquistare un po’ alla volta le preferenze dei consumatori esistenti, portandoli magari verso prodotti premium che assicurino una marginalità superiore. Questa a sua volta potrà essere investita in ulteriori operazioni finalizzate alla crescita:
Vini e birre analcoliche, drink con nuovi gusti, bevande a basso contenuto di zuccheri ed energy drink di nuova generazione saranno quindi sempre più protagonisti del mercato tricolore, con ripercussioni sempre più importanti sulla catena logistica:
Secondo Modern Materials Handling, già nel 2022 la percentuale di pallet misti sul totale della movimentazione beverage a livello globale era al 30% – e il dato, da allora, non ha fatto che crescere.

AGV e pallettizzatori autonomi lavorano in sinergia in uno dei magazzini più avanzati di Italtrans.
L’automazione del comparto beverage è stata messa a punto da System Logistics.
(video fornito da System Logistics)
Gestire questa crescente complessità è difficile: un solo errore – in uscita o in incoming – può generare parecchi problemi (rifiuto parziale o totale della consegna, storno amministrativo, spedizioni correttive, etc….). Ma questa non è che una delle facce della realtà.
Dal nuovo scenario si possono ricavare anche importanti vantaggi competitivi.
Secondo quanto dichiarato da molti produttori, una delle tendenze commerciali più significative degli ultimi mesi a livello globale è il forte investimento in impianti robotici e pallettizzatori automatici di nuova generazione. Guidati da agenti di Intelligenza Artificiale e capaci di prendere decisioni in autonomia, questi apparecchi possono comporre rapidamente e senza errori pallet dal contenuto misto, lavorando in sintonia con AGV e software di gestione delle spedizioni.
I vantaggi sono innumerevoli. Eccone alcuni:
incremento dell’efficienza dello stoccaggio, in magazzino come nei trasporti
riduzione del numero di consegne sulle destinazioni finali
riduzione delle giacenze e del volume di magazzino necessario alla gestione degli ordini
spostamento sulla macchina dei compiti più gravosi e complessi, con una riduzione del rischio di errori e della responsabilità individuale dei lavoratori
Quale sarà la velocità del cambiamento? Drink Technology stima che da qui al 2030 il 60% dei responsabili di magazzino del comparto sovrintenderanno robot in luogo dei lavoratori umani.
Chi avrà investito in automazione potrà contare su minori costi di gestione, operatività a ciclo continuo, spazi e costi ottimizzati. Risulterà quindi vincente sotto il profilo commerciale, perché potrà offrire gli stessi prodotti della concorrenza a costi inferiori e con una velocità di consegna insuperabile.
L’automazione di magazzino sarà sempre più determinante nel decretare il successo degli operatori commerciali. Tuttavia gli investimenti nel settore non si possono basare su soluzioni off-the-shelf.
Come hanno sottolineato a più riprese diversi espositori intervistati in occasione dell’edizione 2025 di INTRALOGISTICA ITALIA, la logistica interna è un elemento “ponte”, che connette le varie parti dell’azienda e che quindi va adattata su misura alle esigenze dei clienti finali.
Perché questo accada è necessario un confronto diretto fra tutti i player (produttori, sviluppatori, system integrator, utenti finali, etc.): e questo non può che avvenire in Fiera.
La Fiera – e in particolar modo INTRALOGISTICA ITALIA, che è costruita in prossimità a eventi della meccanica strumentale dedicate al packaging, alla stampa industriale, al processing del food, fa convergere in un unico luogo i protagonisti della filiera da tutte le aree geografiche.
Solo la Fiera offre un panorama completo sull’offerta tecnologica e di mercato – e la possibilità di confronto diretto fra i player che, come ha dichiarato ai nostri microfoni Caterina Scarcia, Regional Sales Manager New Business Development di System Logistics, “cala la teoria nella realtà e trasforma l’invenzione in innovazione”.
