Lo sviluppo vertiginoso della rivoluzione digitale e delle sue applicazioni, con la diffusione massiva dei dispositivi connessi e delle applicazioni IoT, pone ogni giorno nuove sfide in tema di cybersecurity. Settori che per tradizione erano relativamente immuni dagli attacchi informatici si scoprono all’improvviso estremamente vulnerabili.
In questo contesto le istituzioni comunitarie, chiamate a fare i conti con una minaccia esistenziale per le imprese del Vecchio Continente, sono corse ai ripari con un provvedimento importantissimo: il Cyber Resilience Act. Che ha un impatto fortissimo su tutte le imprese del nostro settore.
Uno dei temi più importanti nella strategia di gestione della Supply Chain è senza dubbio la business continuity. In un comparto come quello della logistica per il pharma, di cui abbiamo parlato in queste settimane su LogisticSquare, una interruzione delle consegne può diventare un tema di vita o di morte. Ma anche senza arrivare a questi estremi, la continuità delle operazioni anche di fronte a eventi imprevisti è un elemento mission critical con il quale nessun responsabile delle operazioni può evitare di confrontarsi.
Le strategie messe in atto per scongiurare gli scenari di interruzione delle attività si sono concentrate tradizionalmente sulla ridondanza delle fonti energetiche, sulla moltiplicazione delle linee di lavorazione, sulla progettazione di infrastrutture resilienti.
Se si guarda al comparto delle PMI si scopre però una verità scomoda. Anche dove si è investito in mezzi di nuova generazione, spesso si è trascurato il tema della cybersecurity.
Secondo i dati diffusi dallo European Cybersecurity Competence Center (2021), il 57% delle PMI europee ritiene che a fronte di un problema grave di sicurezza potrebbe rischiare di chiudere l’attività.
Se a questi dati si affiancano da un lato le previsioni sull’incremento dei costi globali causati dai crimini informatici, dall’altro l’esiguità degli investimenti attuali nello sviluppo di tecnologie di difesa in grado di fronteggiare i cyber-attacchi guidati dall’Intelligenza Artificiale, è facile capire come i rischi legati alle attività dei cybercriminali siano una delle massime preoccupazioni delle istituzioni europee e nazionali.
Per rispondere a queste esigenze l’Unione Europea ha introdotto il Cyber Resilience Act (CRA), una normativa che stabilisce regole precise per garantire che i prodotti digitali immessi sul mercato siano sicuri “by design”, ovvero progettati fin dall’inizio con requisiti di protezione da cyber attacchi e vulnerabilità. Il CRA nasce con un obiettivo chiaro: innalzare il livello di sicurezza dei prodotti connessi in tutta l’Unione Europea, riducendo i rischi di incidenti che possono compromettere non solo i dati, ma anche la continuità operativa delle imprese.

In sintesi, la normativa:
Il messaggio è chiaro: in un mondo dove tutto è connesso, la sicurezza non può più essere un optional, ma un requisito fondamentale al pari della qualità o dell’efficienza energetica.
Se da un lato il Cyber Resilience Act rappresenta una sfida in termini di adeguamento, dall’altro offre importanti opportunità:
In altre parole, la compliance al CRA non deve essere vista come un mero adempimento normativo, ma come un fattore strategico di crescita e differenziazione. La digitalizzazione dell’hospitality non si ferma: ogni giorno nascono nuove soluzioni che rendono più efficienti le cucine, più confortevole l’esperienza del cliente e più sicura la gestione dei dati. In questo scenario, il Cyber Resilience Act diventa un alleato prezioso per garantire che innovazione e sicurezza vadano di pari passo.
Prepararsi ora al CRA significa non solo evitare rischi futuri, ma anche costruire un vantaggio competitivo basato su fiducia, credibilità e resilienza digitale. Perché in un settore sempre più connesso, la vera eccellenza non si misura solo nelle performance, ma anche nella capacità di proteggere ciò che conta di più: i dati, i processi e la fiducia dei clienti.
A cura di Marco Carleo, Funzionario Tecnico Anima Confindustria
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