Intralogistica: una sfida continua

Idrogeno, modelli di Business nell'intralogistica

Da un documento promosso da Confindustria e ANIMA Confindustria Meccanica Varia, partner di INTRALOGISTICA ITALIA, presentiamo il business model valido per un’azienda tipo con impianti reali che hanno una capacità di circa 20 t di H2 per alimentare 50 carrelli elevatori.

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L’idrogeno è un vettore energetico sempre più diffuso e quanto più strategico per un Paese al centro del Mediterraneo e privo di risorse energetiche come l’Italia che deve differenziare le fonti di approvvigionamento. In molti scenari la nostra penisola è vista come un hub di distribuzione dell’idrogeno verde prodotto nel Nord Africa da fonti rinnovabili e distribuito in tutta Europa proprio passando attraverso il bel Paese. Un’idea che potrebbe spiegare il crescente interesse per l’idrogeno e che dovrebbe spingere le imprese italiane a investire e far filiera rafforzando e aumentando le competenze che sono già presenti.

Una panoramica sulla situazione italiana

Proprio in quest’ottica si può vedere lo studio: «Modelli di Business per l’utilizzo dell’H2 e lo sviluppo della Filiera in Italia» promosso da Confindustria e ANIMA Confindustria Meccanica Varia al fine di presentare una panoramica sull’attuale situazione italiana in merito all’idrogeno rinnovabile, così da evidenziarne criticità, benefici e fornire un supporto concreto alle Istituzioni Italiane.

Con lo studio, Confindustria ha inteso riprendere il percorso che aveva avviato nel 2020 con un metodo diverso, così da sviluppare un nuovo approccio partendo da Business Model (BM) concreti basati su casi reali per:

  • fornire un approccio metodologico allo sviluppo dei progetti e contribuire attivamente allo sviluppo della filiera e del mercato dell’idrogeno in Italia;
Modelli di business per l'utilizzo dell'H2
  • testare in una logica bottom-up se l’attuale frame regolamentare (nazionale ed europeo) costruito per lo sviluppo dell’idrogeno, risulti efficace per farlo;
  • evidenziare le principali linee di intervento in termini di indirizzi di politica energetica e di interventi regolamentari sul mercato, sia con riferimento al quadro nazionale sia a quello europeo.
Sistema di trasporto dell'idrogeno

I presupposti del documento e le linee di sviluppo individuate partono dall’idea che nella maggioranza dei casi attuali (che vedono l’utilizzo di carrelli elettrici), l’approccio più comune sia la sostituzione della tradizionale batteria con una Fuel Cell intercambiabile, operazione resa possibile dal fatto che le dimensioni e i pesi della batteria che si va a sostituire sono conformi alla normativa DIN e quindi replicabili dai costruttori di Fuel Cell.

Per il material handling, la cui peculiarità è quella di lavorare a punto fisso, si può, inoltre, considerare una sola stazione di rifornimento idrogeno, che opportunamente posizionata, serva tutta la flotta di carrelli; in tal caso il posizionamento dell’erogatore dovrà essere studiato in modo da ottimizzare i percorsi.

Dal punto di vista dell’idrogeno, l’Italia potrà diventare un Hub Europeo, ma questo potrà avvenire solo quando il mercato avrà raggiunto delle dimensioni importanti, l’altra visione complementare e più immediata è quella legata all’indipendenza energetica dei siti che siano in grado di “prodursi la materia prima in casa”.

Come si legge nel documento: Questo sistema permette di avere maggiore flessibilità e indipendenza rispetto a centri di produzione centralizzati, posta la disponibilità di terreno e di energia rinnovabile. Sebbene i costi siano ad oggi elevati, non si può escludere che in futuro la produzione “decentralizzata” di idrogeno allo stato gassoso possa prevalere su quella “centralizzata”, specie per il material handling, rendendo di fatto ogni sito produttivo indipendente dalla rete nazionale. La produzione decentralizzata da fonti rinnovabili necessita di una infrastruttura dedicata ma consente un razionale utilizzo della fonte primaria (fotovoltaica, eolica) mitigandone la volatilità; nel caso in esame, se l’energia primaria in ingresso proviene da fonti rinnovabili l’idrogeno prodotto è considerato “rinnovabile”.

Condotto e sistema di stoccaggio di Idrogeno

Dal punto di vista della dimensione di impresa il ragionamento portato avanti dallo studio prende come riferimento impianti reali con una capacità di circa 20 t di H2 /anno per alimentare una flotta di circa 50 carrelli elevatori: l’azienda tipo, dovendo ammortizzare l’investimento per la produzione dell’idrogeno, è caratterizzata da un uso intensivo che richieda il cambio batteria nelle macchine tradizionali. Ovviamente l’impianto per il rifornimento di idrogeno renderebbe inutile la sala di ricarica batterie e quindi porterebbe un recupero di spazio. La stazione di rifornimento, locata all’esterno, potrebbe anche essere “containerizzata”.

Da questi presupposti parte un business model relativo all’hub logistico di indubbio interesse che arriva a queste conclusioni:

Da questi presupposti parte un business model relativo all’hub logistico di indubbio interesse che arriva a queste conclusioni:

Benefici emersi dal Business Model

Il carrello elevatore a idrogeno consente una pronta e veloce decarbonizzazione dei centri logistici ad alta movimentazione, essendo una tecnologia a zero emissioni, che permette la movimentazione di pesi e velocità di rifornimento paragonabili ai mezzi diesel.

I ridotti tempi di ricarica dei carrelli a idrogeno impattano notevolmente su un utilizzatore che gestisce una flotta consistente di mezzi, con conseguente aumento della produttività e riduzione degli spazi, in quanto il rifornimento nel caso dell’idrogeno non necessita di una sala ricarica dedicata come nel caso delle batterie.

Criticità emerse dal Business Model

Il Business Model evidenzia, per via dei ridotti volumi di idrogeno impiegato, un peso dei costi operativi per la produzione dell’idrogeno inferiore rispetto al peso dei costi di investimento necessari per l’installazione dell’infrastruttura di rifornimento, soprattutto in virtù dei pochi volumi movimentati.

Vale pertanto la pena di sottolineare che il punto di forza di questo BM risiede nella possibilità di ricorrere a scenari di utilizzo integrati che massimizzino i volumi di idrogeno della domanda: si evidenzia infatti che tutti gli impieghi in cui l’idrogeno non viene “bruciato”, ma trasformato in elettricità con un processo elettrochimico hanno in comune le stesse caratteristiche del combustibile. La possibilità di condividere fra impieghi diversi (auto, riscaldamento) questo elemento, aiuta ad ammortizzare le spese della infrastruttura da mettere in opera.

E che si conclude con una: Richieste di Policy.

Idrogeno: conduttura dedicata

Alla luce del peso dei costi di investimento sul totale dei costi di produzione risulta necessario esplorare al meglio le soluzioni compatte per la produzione dell’idrogeno già disponibili sul mercato e verificarne la possibile applicazione in Italia.

Risulta oltremodo necessario garantire, anche in un settore di “nicchia” come quello degli hub logistici, oltre agli incentivi disponibili per i Capex, incentivi sugli Opex allo scopo di calmierare i costi di energia elettrica per l’alimentazione dell’elettrolizzatore.

Come INTRALOGISTICA ITALIA non possiamo che appoggiare il documento e presentare la parte relativa all’hub logistico o azienda manifatturiera caratterizzati da un utilizzo intenso dei carrelli elevatori e/o towing tractors su più turni. (Case Study che trovate a partire da pag. 128 del documento).

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