di Lara Morandotti

Il sondaggio di cui abbiamo parlato nell’introduzione è stato realizzato dal Dipartimento di Ricerca di World Capital su commissione di INTRALOGISTICA ITALIA. Per approfondire maggiormente il tema dell’innovazione tecnologica nella logistica di magazzini del settore del Fashion abbiamo intervistato Roberto Martinelli, che al momento dell’indagine ricopriva il ruolo di Head of Logistics & Industrial di World Capital.

«Il settore logistico del Fashion Retail è un comparto ad elevata domanda tecnologica, in cui i principali player sono disposti a investire nel breve-medio termine. Oggi gli operatori logistici sono sempre più alla ricerca dell’ottimizzazione del tempo, delle risorse economiche e di quelle umane. Non solo innovazione tecnologica, ma anche grande attenzione alla sostenibilità, in particolare alla progettazione di una catena green e ad un uso più razionale delle risorse in gioco. Con la crescita dell’e-commerce la logistica incorpora sempre più il Retail, offrendo un’esperienza di acquisto di qualità e di valore, proprio come avviene in boutique».

Cosa significa avere un’intralogistica efficiente per un’Industria tessile?

Sicuramente possiamo riassumere tutto nella parola “efficienza”. Un corretto planning delle attività sia di magazzino sia di produzione, unito all’utilizzo di macchinari efficienti e all’avanguardia, contribuiranno sicuramente all’ottimizzazione dei tempi e dei processi della filiera.
Le moderne tecnologie permettono l’implementazione di automazioni e di miglioramenti alle fasi più ripetitive dei processi, anche in stabilimenti costruiti negli anni passati.

Quali sono i principali trend che stanno interessando la supply chain della Moda?

Le evoluzioni nel settore sono molteplici ed estremamente variegate. Soprattutto in quest’ultimo biennio, l’aumento dell’e-commerce anche per il comparto Fashion – seppur fosse già molto presente in passato – ha subito un aumento vertiginoso, dovuto ovviamente al periodo di pandemia. In futuro sicuramente la tendenza rimarrà su valori positivi.
Tutto ciò ha portato a un allontanamento dagli spazi retail standard ma, allo stesso tempo, le aspettative per una “Boutique Experience” sono rimaste molto alte nei consumatori. Se vogliamo puntare il dito su un fattore specifico, per rispondere alla sua domanda, il principale trend che emerge è sicuramente il cercare di fornire il servizio migliore possibile pur mantenendo compatibilità con i processi produttivi e di spedizione/consegna.

Quali sono le differenze rispetto al passato?

Prima fra tutte, sicuramente l’automazione, che sta prendendo sempre più piede in ambito Fashion anche grazie ai passi da gigante fatti dall’intelligenza artificiale. Rimane anche degno di nota l’aumento della qualità del servizio, dal packaging alla consegna e l’utilizzo di servizi aggiunti in fase di promozione quali, a titolo d’esempio, servizi fotografici professionali o meccaniche di reso facilitate. È un settore interessante da tener monitorato per vederne sicuramente le evoluzioni.

Quali crede che siano queste evoluzioni in futuro?

Difficile a dirsi, il futuro della logistica e intralogistica è estremamente mutevole e dinamico; tuttavia mi sento di affermare che, compatibilmente con i trend attuali, un aumento ulteriore della qualità del servizio di gestione e un’implementazione sempre più capillare delle automazioni possano essere un buon inizio di evoluzione.
Una piccola nota a margine: parlare di automazioni non significa sostituire la presenza umana con macchine, bensì agevolare il lavoro ripetitivo e logorante degli addetti, aumentando le capacità di produzione e gestione e riducendo allo stesso tempo stress e rischio incidenti.

Quali sono i principali errori da scongiurare per l’intralogistica del settore?

Gli errori che si possono fare durante un processo produttivo o distributivo possono essere molti; per restringere il campo mi sentirei di segnalarne due, tra di loro opposti ma al contempo collegati. Il primo è quello più comune e sicuramente più conosciuto da chi è parte attiva in questo settore di consulenza, il fatidico pensiero “abbiamo sempre fatto così”. I tempi cambiano, le esigenze evolvono, spesso rapidamente, e qualunque azienda prima o poi si troverà al punto di dover affrontare un cambiamento più o meno radicale. L’abulia o il sottovalutare gli effetti della mancata evoluzione possono portare a conseguenze disastrose.
Parimenti, seppur all’opposto come concetto, l’eccessivo zelo nel rincorrere il cambiamento spesso porta ad effetti deflagranti per le aziende. Continuare a modificare i processi produttivi, implementare tecnologie sempre più all’avanguardia senza spesso avere il tempo di sedimentare gli effetti delle applicazioni, potrebbe portare a un overshoot degli obiettivi, senza in realtà avere un ritorno economico reale.
Avvalersi dell’opera di consulenti, sia delle aziende stesse che producono impianti e automazioni sia di esperti nella Supply Chain e gestione logistica, aiuta sicuramente a scongiurare possibili errori.

Quali sono gli strumenti tecnologici che oggi giocano a favore di una migliore supply chain?

Domanda interessante e allo stesso tempo molto articolata. Si potrebbe parlare per ore e ore degli strumenti migliori o più criticamente coinvolti nei processi produttivi e di gestione, dal punto di vista meccanico e anche personale.
Riassumerei tutto in un’unica categoria che possiamo definire “Quality of Life & Service” e che comprende un insieme di accorgimenti in termini di comfort e di facilità di gestione delle varie fasi del processo produttivo: un’implementazione degli strumenti propri dell’operatore – primi fra tutti gli esoscheletri per chi maneggia materiale pesante o i guanti con lettore RFID per agevolare le fasi di picking, un’introduzione di robotica e intelligenza artificiale per agevolare la movimentazione di merci interna al magazzino di produzione, carrelli a guida autonoma che prelevano dal magazzino materie prime, portano in produzione e riportano il prodotto finito in magazzino stoccaggio.
È difficile poter fare una scala di cosa possa essere più o meno importante poiché, in primissimo piano, va sempre considerato il punto di partenza, l’attività svolta e quello che si vuole ottenere, in modo da fornire poi un ventaglio di modifiche o implementazioni tecnologiche, tailor-made e completamente personalizzabile.

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