Automazione e AI: ecco come evolveranno secondo INTRALOGISTICA ITALIA

Automazione e AI:ecco come evolveranno secondoINTRALOGISTICA ITALIA Il futuro dei robot mobili autonomi (AMR) nell’intralogistica è promettente e caratterizzato da diverse tendenze emergenti che si prevede rivoluzioneranno ulteriormente il settore. Eccone alcune di cui parliamo nel nostro blog, coinvolgendo end-user e produttori vicini a INTRALOGISTICA ITALIA: 5 minuti di lettura 1. Miglioramento dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico Apprendimento adattivo Gli AMR diventeranno più abili nell’apprendere dall’ambiente e dalle esperienze passate, migliorando la loro efficienza e adattabilità. Ciò include una migliore gestione degli ostacoli imprevisti e l’ottimizzazione dinamica dei percorsi. Manutenzione predittiva Grazie all’intelligenza artificiale, gli AMR saranno in grado di prevedere quando è necessaria la manutenzione, riducendo i tempi di inattività e prolungando la loro durata operativa. Leggi il nostro approfondimento 2. Miglioramento della tecnologia dei sensori Percezione avanzata Lo sviluppo di sensori più sofisticati consentirà agli AMR di avere una migliore comprensione dell’ambiente circostante, spingendo sulla loro capacità di navigare in ambienti complessi e di interagire in modo sicuro con i lavoratori umani. Mappatura ambientale Algoritmi SLAM (Simultaneous Localization and Mapping) potenziati consentiranno una mappatura più precisa e dettagliata degli ambienti di magazzino, migliorando la navigazione e l’efficienza. Leggi il nostro approfondimento 3. Maggiore integrazione e interoperabilità Sistemi unificati L’integrazione con i sistemi di gestione del magazzino (WMS), i sistemi di pianificazione delle risorse aziendali (ERP) e altre tecnologie di automazione diventerà più fluida, creando un ecosistema operativo unificato e altamente efficiente. Comunicazione multipiattaforma Gli AMR di produttori diversi saranno in grado di comunicare e lavorare insieme in modo più efficace, grazie a protocolli e interfacce di comunicazione standardizzati. Leggi il nostro approfondimento 4. Collaborazione uomo-robot Cobot (robot collaborativi) Sviluppo di AMR progettati per lavorare a stretto contatto con umani, condividendo i compiti e migliorando la produttività complessiva. Questi cobot avranno caratteristiche di sicurezza migliorate per garantire interazioni sicure. Tecnologia indossabile I lavoratori potrebbero utilizzare dispositivi indossabili che comunicano con gli AMR, fornendo informazioni in tempo reale e coordinamento per ottimizzare i flussi di lavoro. Leggi il nostro approfondimento 5. Maggiore scalabilità e flessibilità AMR modulari I futuri AMR saranno probabilmente più modulari, consentendo alle aziende di riconfigurarli facilmente per attività o ambienti diversi senza dover ricorrere a riprogrammazioni estese o a modifiche fisiche. Distribuzione rapida La maggiore facilità di implementazione consentirà alle aziende di scalare rapidamente le operazioni AMR per soddisfare le richieste in continua evoluzione. Leggi il nostro approfondimento 6. Gestione avanzata della flotta Controllo centralizzato Un sofisticato software di gestione della flotta consentirà il controllo e il monitoraggio centralizzato di grandi flotte di AMR, ottimizzandone l’uso e garantendo un’allocazione efficiente delle attività. Intelligenza dello sciame Ispirati dalla natura, gli AMR possono utilizzare i principi dell’intelligenza di sciame per coordinarsi tra loro, migliorando l’efficienza e la capacità di risolvere i problemi in ambienti dinamici. Leggi il nostro approfondimento 7. Efficienza energetica e sostenibilità Tecnologia delle batterie I progressi nella tecnologia delle batterie porteranno a tempi operativi più lunghi e a ricariche più rapide, riducendo i tempi di inattività e migliorando l’efficienza complessiva. Raccolta di energia Metodi innovativi di raccolta dell’energia, come la frenata rigenerativa, potrebbero essere implementati per estendere la durata della batteria e ridurre il consumo energetico. Leggi il nostro approfondimento 8. Applicazioni specializzate Integrazione verticale Sviluppo di AMR su misura per settori o attività specifiche, come la conservazione del freddo, la movimentazione di materiali pericolosi o gli ambienti farmaceutici, per garantire prestazioni ottimali in ambienti specializzati. AMR ibridi Combinazione delle capacità di diversi tipi di robot (ad esempio, AMR con droni) per eseguire compiti complessi che richiedono una navigazione sia a terra che aerea. Leggi il nostro approfondimento 9. Processo decisionale autonomo Intelligenza decentralizzata  I futuri AMR potrebbero avere capacità decisionali più autonome, riducendo la necessità di un controllo centralizzato e consentendo loro di rispondere più rapidamente ai cambiamenti locali. IA collaborativa Gli AMR sfrutteranno l’IA collaborativa per condividere le informazioni e apprendere collettivamente, migliorando le loro prestazioni e la loro adattabilità in ambienti e compiti diversi. Leggi il nostro approfondimento 10. Standard normativi e di sicurezza Conformità e sicurezza Con la crescente diffusione degli AMR, l’attenzione sarà sempre più rivolta allo sviluppo e al rispetto degli standard normativi e di sicurezza per garantire operazioni sicure e affidabili in vari ambienti IA etica È fondamentale garantire che i sistemi di IA che guidano gli AMR siano trasparenti, responsabili e privi di pregiudizi, favorendo la fiducia e l’affidabilità del loro impiego. Come organizzatori di INTRALOGISTICA ITALIA seguiamo attentamente l’evoluzione delle nuove tecnologie, ospitando in fiera grandi imprese e startup e collaborando con i più importanti Centri di ricerca e gli Osservatori che si occupano di intralogistica.Esponi in fiera dal 27 al 30 maggio 2025 contattando i nostri uffici: info@intralogistica-italia.com Articoli correlati More on this topic All LogisticSquare Non categorizzato   Back Mercato Prodotti e Soluzioni Speciale Fiera Automazione e AI: ecco come evolveranno secondo INTRALOGISTICA ITALIA Continua a leggere I trend dell’intralogistica – Seconda parte Continua a leggere L’uomo con il magazzino intorno Continua a leggere Logistica Healthcare: la strategia al centro Continua a leggere Il Mercato Italiano dei Carrelli Industriali 2022 Continua a leggere Il Pay per Use avanza nell’Intralogistica Continua a leggere Carica altri Non sono presenti altri articoli L’intralogistica è un fattore abilitante, risolve problemi e crea le condizioni perché si realizzino i processi, i modelli produttivi e quelli di business di imprenditori e industriali di tutto il mondo. Rappresenta inoltre il punto di caduta di moltissime tecnologie che attraverso attenti processi di technology transfer sono riadattate e utilizzate all’interno dei nostri magazzini. Questo blog, lanciato e curato da INTRALOGISTICA ITALIA, si pone come il luogo dove questi due aspetti si ritrovano. Analizzeremo l’evoluzione dei settori a cui le aziende provider offrono prodotti e soluzioni di nuova generazione. Lo faremo scandagliando le nuove tecnologie cercando di capire come i singoli provider le stanno declinando nell’ottica di offrire un servizio sempre migliore ai propri clienti.

Pick-by-Vision

I trend dell’intralogistica – Seconda parte

I trend dell’intralogistica:pick-by-voice e pick-by-vision SECONDA PARTE L’importante è? Remotizzare! Con la realtà virtuale si è giocato molto, fin’ora con scarsi risultati in ambito industriale, ma è dalla realtà aumentata che possono arrivare soluzioni in grado di ridurre gli errori e velocizzare i processi. Soprattutto all’interno dei magazzini e nel mondo della manutenzione, ecco perché è bene saperne di più e perché ne parliamo nel blog di INTRALOGISTICA ITALIA 6 minuti di lettura Liberare le mani e avere informazioni aggiuntive direttamente nel proprio campo visivo nei magazzini è molto utile. Esistono diverse soluzioni che lavorano nel portare informazioni aggiuntive nel nostro campo visivo, si utilizzano luci e colori per segnalare prese o spazi utili Il “pick by vision” è un metodo innovativo utilizzato nei magazzini e nei centri di distribuzione per guidare i lavoratori nel processo di selezione degli articoli dagli scaffali utilizzando tecnologie visive, come occhiali intelligenti o visori a realtà aumentata. Ecco come funziona, i vantaggi che apporta e le attenzioni che bisogna curare per inserirlo: Come funziona: Indicazioni visive in tempo reale I lavoratori indossano occhiali intelligenti o visori a realtà aumentata che proiettano informazioni visive direttamente nel loro campo visivo. Queste informazioni possono includere istruzioni di picking, posizione degli articoli sugli scaffali, quantità da prelevare e altre indicazioni utili. Riconoscimento degli oggetti I dispositivi di “pick by vision” utilizzano telecamere e sensori per catturare immagini degli oggetti sugli scaffali. Gli algoritmi di visione artificiale analizzano queste immagini per riconoscere gli articoli e determinarne la posizione esatta. Guida del lavoratore Basandosi sulle informazioni raccolte e analizzate, il sistema fornisce istruzioni visive ai lavoratori su quali articoli raccogliere e da dove prelevarli. Queste istruzioni possono essere visualizzate direttamente nel visore o attraverso un’applicazione mobile. Conferma dell’operazione Dopo aver prelevato gli articoli, i lavoratori confermano l’operazione attraverso il visore o l’applicazione mobile, aggiornando automaticamente il sistema di gestione dell’inventario. https://www.youtube.com/watch?v=acbUCQlBYKk&themeRefresh=1 Esempio di applicazione di un sistema Pick-by-Vision proposto da DEMATIC srl. Vantaggi: Mani libere: uno dei principali vantaggi del “pick by vision” è che libera le mani dei lavoratori durante il processo di picking. Non è necessario tenere in mano documenti cartacei o dispositivi portatili, questo consente loro di lavorare in modo più efficiente e confortevole. Aumento della produttività: eliminando la necessità di consultare documenti cartacei o dispositivi portatili durante il picking, i lavoratori possono completare le operazioni più rapidamente e con maggiore precisione, aumentando la produttività complessiva del magazzino. Riduzione degli errori: le istruzioni visive fornite dai dispositivi aiutano a ridurre gli errori di picking, consentendo ai lavoratori di individuare rapidamente gli articoli desiderati e prelevarli dalla posizione corretta sugli scaffali. Facilità di addestramento: grazie alla guida visiva fornita dai dispositivi i nuovi dipendenti possono essere addestrati più rapidamente e facilmente sulle procedure di picking, riducendo il tempo e le risorse necessarie per l’addestramento. Maggiore flessibilità: i dispositivi di “pick by vision” possono essere facilmente integrati con altri sistemi di gestione dell’inventario e di automazione dei magazzini, offrendo maggiore flessibilità nell’adattarsi a diverse esigenze e configurazioni operative. https://www.youtube.com/watch?v=ePrReQhteIg Impiego del sistema Pick-by-Vision di PICAVI GMBH in un magazzino di prodotti vinicoli. Per introdurre questa tecnologia nei magazzini bisogna superare diversi ostacoli, abbiamo riassunto i principali: Costi iniziali elevati L’adozione di dispositivi di “pick by vision” e l’implementazione di sistemi software e hardware associati possono comportare costi iniziali elevati, compresi i costi per l’acquisto dei dispositivi, lo sviluppo di software personalizzato e la formazione del personale. Integrazione con i sistemi esistenti Integrare la tecnologia di “pick by vision” con i sistemi di gestione dell’inventario e di automazione dei magazzini esistenti può essere complesso e richiedere tempo e risorse aggiuntive. Per questo è necessario assicurarsi che i nuovi dispositivi e sistemi siano compatibili con l’infrastruttura esistente e possano comunicare in modo efficace con altri sistemi. Sicurezza e privacy dei dati L’uso di dispositivi di “pick by vision” all’interno dei magazzini solleva questioni di sicurezza e privacy dei dati. È importante proteggere i dati sensibili raccolti dai dispositivi e garantire che vengano adottate misure adeguate per prevenire accessi non autorizzati e violazioni della privacy. Affidabilità e manutenzione I device assegnati ai collaboratori devono essere affidabili e funzionare correttamente in ambienti operativi complessi come i magazzini. È importante garantire che i dispositivi siano robusti e resistenti alle condizioni ambientali assegnate e siano manutenuti regolarmente per mantenere le prestazioni ottimali nel tempo. Addestramento del personale I collaboratori devono essere adeguatamente formati, per questo è importante investire tempo e risorse per massimizzare i benefici della tecnologia e garantire un’adozione efficace. Cambiamenti culturali e organizzativi L’introduzione di nuove tecnologie può comportare cambiamenti culturali e organizzativi all’interno dell’azienda. Il personale va coinvolto così come tutte le parti interessate nel processo di implementazione. Le nuove tecnologie, ma questo vale in generale, devono poi essere introdotte in un contesto omogeneo dove tutte le soluzioni si integrano e si “capiscono” perfettamente. Come organizzatori di INTRALOGISTICA ITALIA seguiamo attentamente l’evoluzione delle nuove tecnologie, ospitando in fiera grandi imprese e startup e collaborando con i più importanti Centri di ricerca e gli Osservatori che si occupano di intralogistica.Esponi in fiera dal 27 al 30 maggio 2025 contattando i nostri uffici: info@intralogistica-italia.com Articoli correlati More on this topic All LogisticSquare Non categorizzato   Back Mercato Prodotti e Soluzioni Speciale Fiera L’uomo con il magazzino intorno Continua a leggere Logistica Healthcare: la strategia al centro Continua a leggere Il Mercato Italiano dei Carrelli Industriali 2022 Continua a leggere Il Pay per Use avanza nell’Intralogistica Continua a leggere Idrogeno, modelli di business nell’intralogistica Continua a leggere La (ri)carica del litio Continua a leggere Carica altri Non sono presenti altri articoli L’intralogistica è un fattore abilitante, risolve problemi e crea le condizioni perché si realizzino i processi, i modelli produttivi e quelli di business di imprenditori e industriali di tutto il mondo. Rappresenta inoltre il punto di caduta di moltissime tecnologie che attraverso attenti processi di technology transfer sono riadattate e utilizzate all’interno dei nostri magazzini. Questo blog, lanciato e curato da INTRALOGISTICA ITALIA, si pone come il luogo dove questi due aspetti si ritrovano. …

Le soluzioni di picking by voice consentono agli addetti di muoversi all'interno delle corsie di lavoro con le mani libere, di poter indossare guanti, di ricevere gli ordini direttamente dal WMS, di evitare la frustrazione di un viaggio inutile e, soprattutto, di poter lavorare con migliori condizioni ergonomiche. Dematic e Mecalux sono tra i player che offrono soluzioni di questo tipo.

I trend dell’intralogistica

I trend dell’intralogistica:pick-by-voice e pick-by-vision PRIMA PARTE I vantaggi di lavorare direttamente con la voce e con gli occhiali intelligenti: ecco perché disintermediare e liberare le mani conviene. 5 minuti di lettura Negli ultimi anni, l’ambito intralogistico ha visto una serie di innovazioni tecnologiche che stanno trasformando radicalmente la gestione dei magazzini e dei flussi di merci all’interno degli stessi. Le soluzioni di pick-by-voice e pick-by-vision sono tra queste e offrono una serie di vantaggi concreti per le aziende che le adottano – come MECALUX e DEMATIC, espositori in Fiera. Aumento della produttività Consentono ai lavoratori del magazzino di ricevere istruzioni direttamente attraverso comandi vocali o visivi, riducendo la necessità di consultare documentazione cartacea o dispositivi portatili. Questo porta a una maggiore efficienza e velocità nell’esecuzione delle operazioni di picking, consentendo di completare un maggior numero di ordini in meno tempo. Riduzione degli errori L’interfaccia intuitiva e guidata aiuta a ridurre gli errori umani durante il processo di picking. Le istruzioni vocali o visive guidano i lavoratori attraverso i passaggi necessari per raccogliere gli articoli corretti, riducendo così il rischio di errori di identificazione o di prelievo di articoli sbagliati. Le soluzioni di picking by voice consentono agli addetti di muoversi all’interno delle corsie di lavoro con le mani libere, di poter indossare guanti, di ricevere gli ordini direttamente dal WMS, di evitare la frustrazione di un viaggio inutile e, soprattutto, di poter lavorare con migliori condizioni ergonomiche. Dematic e Mecalux sono tra i player che offrono soluzioni di questo tipo. Miglioramento della precisione Consentono di monitorare e registrare in modo accurato le attività di picking in tempo reale. Ciò fornisce una maggiore visibilità sulle prestazioni dei lavoratori del magazzino e sulle scorte disponibili, consentendo di identificare e correggere eventuali inefficienze o discrepanze nel processo di raccolta degli ordini. Attraverso l’impiego di soluzioni per il picking-by-voice  si riducono gli errori e si velocizzano le operazioni Riduzione dei tempi di formazione Sono generalmente facili da imparare e utilizzare, riducendo il tempo necessario per formare nuovi lavoratori del magazzino. Le istruzioni vocali o visive guidate semplificano il processo di apprendimento e consentono ai nuovi dipendenti di diventare rapidamente operativi. Miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza Riducono la necessità di lavoratori del magazzino di dover costantemente guardare o consultare dispositivi portatili durante le operazioni di picking. Ciò contribuisce a ridurre l’affaticamento visivo e fisico e a migliorare l’ergonomia sul luogo di lavoro, riducendo il rischio di infortuni correlati alla postura o alla manipolazione di dispositivi. In particolare, la tecnologia di “pick-by-voice”, o prelievo vocale, è una modalità di gestione degli ordini nei magazzini in cui i lavoratori utilizzano comandi vocali per eseguire le operazioni di prelievo e movimentazione delle merci. Questa tecnologia ha diversi vantaggi rispetto ai tradizionali sistemi di picking basati su carta o dispositivi portatili: Aumento dell’efficienza: Elimina la necessità di tenere in mano documenti cartacei o dispositivi elettronici, consentendo ai lavoratori di muoversi più rapidamente attraverso il magazzino. Riduzione degli errori: Utilizzando istruzioni vocali, si riducono gli errori di interpretazione o di inserimento manuale dei dati. Miglioramenti nella sicurezza: I lavoratori possono mantenere entrambe le mani libere durante le operazioni, riducendo il rischio di incidenti. Adattabilità: Può essere facilmente integrato con altri sistemi di gestione del magazzino (come WMS, Warehouse Management Systems) per ottimizzare il flusso di lavoro. Un operatore esegue operazioni di picking grazie alle indicazioni inviategli dal sistema. Ecco alcuni casi concreti di sviluppi e applicazioni della tecnologia di pick-by-voice nei magazzini: Riduzione dei tempi di addestramento: Grazie alla semplicità d’uso, i nuovi collaboratori possono essere addestrati più rapidamente, riducendo i costi associati all’addestramento e aumentando la produttività complessiva. Picking a zone multiple: I sistemi di prelievo vocale consentono ai lavoratori di gestire più ordini contemporaneamente, aumentando l’efficienza e riducendo i tempi morti. Picking ad alta velocità: La tecnologia pick-by-voice è stata integrata con sistemi di picking automatizzati, consentendo di eseguire il prelievo ad alta velocità, migliorando la produttività e riducendo i tempi di ciclo. Rilevamento di anomalie: Alcuni sistemi di pick-by-voice possono essere dotati di funzionalità di rilevamento delle anomalie, che avvisano i lavoratori in caso di discrepanze tra l’ordine e la merce prelevata. Monitoraggio in tempo reale: I supervisori possono monitorare le operazioni di picking in tempo reale, identificando eventuali inefficienze o aree di miglioramento e intervenendo prontamente. È un sistema molto utilizzato nelle celle frigorifere dove è importante utilizzare i guanti. In questo modo gli operatori non devono digitare codici su terminali.  In sintesi, la tecnologia di pick-by-voice continua a evolversi, offrendo soluzioni sempre più sofisticate per ottimizzare le operazioni di magazzino e migliorare l’efficienza complessiva della catena di approvvigionamento. Come organizzatori di INTRALOGISTICA ITALIA seguiamo attentamente l’evoluzione delle nuove tecnologie, ospitando in fiera grandi imprese e startup e collaborando con i più importanti Centri di ricerca e gli Osservatori che si occupano di intralogistica. https://www.youtube.com/watch?v=s2ThD_gqa3Q&t=151s dal sito Web di Dematic, azienda espositrice a INTRALOGISTICA ITALIA Esponi in fiera dal 27 al 30 maggio 2025 contattando i nostri uffici: info@intralogistica-italia.com Visita il sito ufficiale di manifestazione: www.intralogistica-italia.com Articoli correlati More on this topic All LogisticSquare Non categorizzato   Back Mercato Prodotti e Soluzioni Speciale Fiera I trend dell’intralogistica Continua a leggere L’uomo con il magazzino intorno Continua a leggere Logistica Healthcare: la strategia al centro Continua a leggere Il Mercato Italiano dei Carrelli Industriali 2022 Continua a leggere Il Pay per Use avanza nell’Intralogistica Continua a leggere Idrogeno, modelli di business nell’intralogistica Continua a leggere Carica altri Non sono presenti altri articoli L’intralogistica è un fattore abilitante, risolve problemi e crea le condizioni perché si realizzino i processi, i modelli produttivi e quelli di business di imprenditori e industriali di tutto il mondo. Rappresenta inoltre il punto di caduta di moltissime tecnologie che attraverso attenti processi di technology transfer sono riadattate e utilizzate all’interno dei nostri magazzini. Questo blog, lanciato e curato da INTRALOGISTICA ITALIA, si pone come il luogo dove questi due aspetti si ritrovano. Analizzeremo l’evoluzione dei settori a cui le aziende provider offrono prodotti e soluzioni di nuova generazione. Lo faremo scandagliando le nuove tecnologie cercando …

L'uomo con il magazzino intorno | LogisticSquare

L’uomo con il magazzino intorno

L’uomo con il magazzino intorno Le tecnologie sempre più pervasive ci spingono verso performance sempre più estreme, ma ci sono anche start-up che le utilizzano per il benessere dei dipendenti e per proteggerli dagli infortuni. Molte saranno presenti in fiera a INTRALOGISTICA ITALIA. 2 minuti di lettura Torniamo sulle startup perché crediamo rappresentino un’ottima cartina di tornasole con cui analizzare gli sviluppi del settore che, proprio sulle start-up può contare per trovare nuove idee. E dal momento che INTRALOGISTICA ITALIA è un hub per la diffusione di nuovi stimoli riteniamo sia interessante analizzare i trend per capire dove sta andando il mercato e quali potrebbero essere i prossimi sviluppi. Il 5.0 avanza riportando il capitale umano al centro dell’impresa, capitale umano sul quale investire per acquisire nuove competenze, da attrarre per rinnovarsi continuamente e rimanere aggiornati e da proteggere, perché il benessere anche dei lavoratori è e sempre più dev’essere uno dei pilastri della sostenibilità. In questo senso abbiamo già scritto in precedenti articoli di Comau e dei suoi esoscheletri, ma gli sviluppi di tecnologie Human Centered si muovono in molte direzioni.   Un esoscheletro leggero Herowear in questi giorni ha presentato Apex 2 un “esoscheletro leggero” pensato per alleviare gli sforzi della schiena.  Leggero e confortevole, è in grado di ridurre l’affaticamento muscolare degli utenti fino al 40%, riducendo contemporaneamente lo sforzo muscolare dal 20% al 40%. Garantisce agli utenti una completa libertà di movimento, in modo che possano muoversi e lavorare esattamente come preferiscono. Nella stessa direzione, ma con funzionalità diverse va ExoVibe che progetta e commercializza tecnologie per rilevare, analizzare e migliorare la salute fisica della forza lavoro di un’azienda.  VibeNet, una piattaforma cloud di ergonomia digitale, analizza i dati prodotti da VibeSense la tuta sensorizzata che una volta indossata studia tutti i movimenti e permette di fare una diagnosi totalmente personalizzata e data driven. Sono idee che partono dal presupposto di efficientare i processi interni e che “finiscono” per dare risultati, non solo in termini di performance, ma anche di benessere aziendale a dimostrazione che l’attenzione per gli stakeholder interni non può che essere totale. Le telecamere analizzano la posizione di chi lavora evidenziando i movimenti pericolosi e suggerendo alternative, mentre al contempo può analizzare l’infrastruttura allarmando i responsabili in caso di pericoli imminenti (come pacchi malamente riposti o mezzi in movimento).   Queste sono solo alcune soluzioni che abbiamo individuato; a INTRALOGISTICA ITALIA ne saranno presentate molte altre, a dimostrazione che il problema è sentito e che l’ecosistema tecnologico sta lavorando per gestire anche i temi più spinosi.   Articoli correlati More on this topic All LogisticSquare Non categorizzato   Back Mercato Prodotti e Soluzioni Speciale Fiera Logistica Healthcare: la strategia al centro Continua a leggere Il Mercato Italiano dei Carrelli Industriali 2022 Continua a leggere Il Pay per Use avanza nell’Intralogistica Continua a leggere Idrogeno, modelli di business nell’intralogistica Continua a leggere La (ri)carica del litio Continua a leggere Intralogistica: una sfida continua Continua a leggere Carica altri Non sono presenti altri articoli L’intralogistica è un fattore abilitante, risolve problemi e crea le condizioni perché si realizzino i processi, i modelli produttivi e quelli di business di imprenditori e industriali di tutto il mondo. Rappresenta inoltre il punto di caduta di moltissime tecnologie che attraverso attenti processi di technology transfer sono riadattate e utilizzate all’interno dei nostri magazzini. Questo blog, lanciato e curato da INTRALOGISTICA ITALIA, si pone come il luogo dove questi due aspetti si ritrovano. Analizzeremo l’evoluzione dei settori a cui le aziende provider offrono prodotti e soluzioni di nuova generazione. Lo faremo scandagliando le nuove tecnologie cercando di capire come i singoli provider le stanno declinando nell’ottica di offrire un servizio sempre migliore ai propri clienti.

Logistica Healthcare: la strategia al centro

Logistica Healthcare: la strategia al centro

Logistica Healthcare: la strategia al centro 4 minuti di lettura Dal convegno organizzato dall’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano e sostenuto da INTRALOGISTICA ITALIA un’attenta analisi su come stia cambiando la filiera dell’Healthcare sotto le spinte congiunturali e alla prova delle sfide poste dalle nuove tecnologie. Siamo alle porte di un nuovo mondo con una sola certezza: il ruolo di playmaker dei magazzini sarà sempre più fondamentale. Il mondo della sanità è in grande trasformazione, bastano pochi dati estratti dal 57° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2023 presentato lo scorso dicembre a Roma per individuarne le principali cause. Dal confronto internazionale realizzato dal documento emerge che nel periodo 2012-2019 in Italia la spesa sanitaria pubblica ha registrato un -0,4%, in Francia un +15,0%, in Germania un +16,4% e in Spagna un +7,7%. Negli anni 2019-2021, per effetto della pandemia, in Italia si è registrato un +6,7%, in Francia un +8,8%, in Germania un +16,6% e in Spagna un +13,5%. Secondo la Nadef (Nota di Aggiornamento del DEF- Documento di Economia e Finanza), nei prossimi anni la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil diminuirà fino al 6,1% nel 2026. Quindi, risorse pubbliche per il Servizio sanitario nazionale in forte diminuzione e strutturalmente inferiori a quelle di Paesi simili al nostro a fronte di una popolazione sempre più anziana e con sempre maggiori esigenze. “nei prossimi anni la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil diminuirà fino al 6,1% nel 2026” Nota di Aggiornamento del DEF – Documento di Economia e Finanza Oltre a queste cause strutturali ce ne sono altre più congiunturali legate alla pandemia, che ha spinto ad accorciare le filiere, con un progressivo processo di derisking, e all’inflazione derivante sia dalle politiche espansive implementate per ammortizzare gli impatti economici della pandemia stessa, sia dalle guerre e dai seguenti blocchi delle forniture. Le tracce del cambiamento Oltre a questo, il pieno dipanarsi della digitalizzazione sta procedendo verso fenomeni di disintermediazione che alla fine sono arrivati a impattare anche su un settore rigido e protetto come quello dell’healthcare. Con consumatori sempre più pronti a comprare online, magari prodotti a più alto valore aggiunto che non sono veri e propri medicinali, con distributori interessati ad aumentare i propri margini diventando produttori, con “generici” che abbattono i margini e con farmacie organizzate in aggregazioni forti e diffuse lungo tutto lo stivale, pronte a parlare direttamente con i produttori destrutturando la catena di fornitura e andando anche loro a caccia di valore aggiunto (Uno scenario ottimamente descritto da Mirko De Falco – Ceo di Farvima, Antonio Notte – Ceo di Hippo Distribuzione, Paolo Gagliardi La Gala – Head of Quality di PHSE, Chiara Scudeletti – Direttore Affari Regolatori e DPC presso UNICO). Se poi come ha fatto notare Stefano Novaresi, Amministratore Delegato di Knapp Italia, i distributori rappresentano le banche dei produttori la sensazione è che tutto cambierà abbastanza in fretta. Un quadro ancora in via di definizione, dove non esiste una killer application e dove tutti i player sono più o meno costretti ad ampliare le loro sfere di competenza uscendo dalla loro comfort zone, integrandosi verticalmente o ampliando la sfera dei servizi utili. Il tutto a caccia di margine, con al centro i dati e il magazzino. Forse per questo la parola collaborazione è stata la più citata sul palco dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” dedicato all’healthcare del Politecnico di Milano, perché tutti devono costruire alleanze e sperimentare nuove soluzioni e nuovi modelli organizzativi e soprattutto nuovi modelli di business che ne discendono.  Infatti, dalle esperienze che sono state raccontate dal palco del Politecnico, l’impressione è che anche in questo settore si vada a caccia di efficienza, e così, quelle che erano le ridondanze di sicurezza adesso sono viste come dei lussi e probabilmente degli sprechi.   Nella foto accanto, l’Amministratore Delegato di KNAPP ITALIA, Stefano Novaresi. Controllare il Magazzino Avere il controllo del magazzino – e di tutte le informazioni che custodisce – vuol dire monitorare le scadenze e quindi azzerare gli sprechi, vuol dire iniziare a costruire della predittività evitando di bloccare della liquidità utile, vuol dire avere anche un controllo dei flussi delle dotazioni e magari anche della loro localizzazione negli ospedali. Un controllo che favorisce la razionalizzazione dei servizi, e magari ne facilita la costruzione di nuovi fino a ieri impensabili. I dati sui pazienti e la medicina personalizzata incidono sulla distribuzione dei medicinali, su produzione e magazzino, perché, per paradosso se ogni paziente ha la sua medicina il numero delle produzioni da realizzare e gestire è potenzialmente infinito. Così cambiano le destinazioni delle spedizioni, ma anche la qualità e la quantità delle spedizioni stesse e cambia la sensibilità degli operatori in ambito ospedaliero dove, avendo meno risorse, bisogna imparare a utilizzarle al meglio. E la logistica, e la gestione dei dati rappresentano l’ambito in cui finora probabilmente si è fatto meno e quello su cui ci sono i maggiori margini di miglioramento senza impattare sui cittadini.  Da qui la spinta all’automazione, alla digitalizzazione e alla definitiva consacrazione dei dati. Non più visti “solamente” sotto l’aspetto clinico, ma su quello gestionale organizzativo che nella realtà impatterà molto anche sulla qualità del servizio. Incrociando le tendenze della telemedicina e dei nuovi modelli di ospedali decentralizzati (dove andrà aumentando la possibilità di restare, monitorati da remoto, nelle proprie abitazioni), tutti servizi abilitati dalla rivoluzione ICT e dalla possibilità di lavorare sui dati, emerge chiaramente una necessaria evoluzione della logistica costretta a moltiplicare i suoi sforzi e rivedere pesantemente le modalità distributive. Concludiamo che anche in questo settore si prevedono grandi cambiamenti, ne abbiamo rapidamente evidenziati alcuni, ma ce ne sono sfuggiti sicuramente molti altri, ed è proprio per questo che, come manifestazione fieristica di riferimento per il settore, noi di INTRALOGISTICA ITALIA continuiamo a monitorare le evoluzioni del mercato affiancandoci e collaborando con il Politecnico di Milano e mettendoci a disposizione affinché l’ecosistema si metta in mostra nel migliore dei modi dal 27 al 30 maggio 2025 nei padiglioni 6 e 10 di …

Mercato carrelli 2022: una nota di AISEM

Il Mercato Italiano dei Carrelli Industriali 2022

Il mercato italiano dei Carrelli Industriali Scheda Informativa 2023 a cura del Centro Studi AISEM e ANIMA Confindustria L’associazione ANIMA/AISEM, a cui aderiscono tutti i principali costruttori e distributori di carrelli industriali operanti in Italia, ha presentato una nota con i risultati del mercato italiano 2022 dei carrelli industriali. Il comparto ha registrato una diminuzione del 16% rispetto al 2021, una contrazione che ha riguardato tutte e tipologie di carrelli con una variazione del -14% per i magazzinieri e del -17% per i magazzinieri elettrici e per i frontali termici.  Numeri per nulla preoccupanti, dal momento che il picco del mercato 2021 è stato generato dalla necessità che avevano le aziende di recuperare il fermo determinato dal Covid.  Infatti, analizzando la serie storica nel dettaglio, si può notare come il 2022 registri in quasi tutte le tipologie di carrello un +20% rispetto al 2018. Un calo quindi fisiologico che non può preoccupare, anche se è interessante vedere quali saranno i numeri del 2023 in un contesto di incentivi calanti e di rapide innovazioni. Alcune dinamiche da seguire con attenzione E-commerce ed elettrificazione sono processi da tener ben monitorati, così come l’evoluzione delle batterie, l’improvvisa immissione sul mercato di mezzi dalle performance significativamente migliori di quelle attuali è una spada di Damocle sempre presente sul mercato. Il fatto che si stia diffondendo l’analisi dati con elementi di manutenzione predittiva è un ulteriore elemento di attenzione dal momento che rappresenta l’insieme delle tecnologie che abilitano alla diffusione di nuovi modelli di business e quindi dell’as-a-service. Il parere degli autori “Il mercato italiano dei carrelli elevatori nel 2022, in termini di volumi e fatturato, ha vissuto una fase di assestamento rispetto al picco del 2021 influenzato dagli incentivi fiscali a sostegno dell’economia (Industria 4.0 su tutti). Il mercato dei carrelli da magazzino è in costante crescita, anche per la presenza dei prodotti della classe FEM 3.1 (transpallet dal peso inferiore ai 250 kg) che sono in continua crescita per il costo medio sensibilmente inferiore ai transpallet tradizionali. Segnalo anche la sempre maggiore richiesta di carrelli elettrici con batterie agli ioni di litio, una tecnologia ormai matura e molto apprezzata dal mercato” Loreno Leri, capogruppo Carrelli Industriali, Attrezzature e Componentistica AISEM “Il 2022 ha visto complessivamente un ritorno a volumi di mercato più coerenti con quanto esprime il settore Material Handling in Italia. Il dato è comunque il secondo più alto di sempre dopo quello del 2021: segno che il settore sta comunque evolvendo sia in termini di unità che di fatturato. Interessante vedere come sia a Nord che a Sud il peso di alcune regioni stia crescendo rispetto ad altre, coerentemente con quelli che sono stati gli investimenti in infrastrutture e Logistica effettuati localmente negli ultimi anni”. Claudio Bortolotti, vicecapogruppo Carrelli Industriali, Attrezzature e Componentistica AISEM

Skypod by Exotec

Il Pay per Use avanza nell’Intralogistica

Intralogistica: una sfida continua Il Pay per Use avanzanell’intralogistica La servitizzazione sta sempre più penetrando in ogni settore industriale; anche quelli più tradizionali o restii, come quello delle macchine agricole, si stanno arrendendo di fronte alla “rivoluzione dei dati”, il vero agente abilitatore di questo cambiamento. Come INTRALOGISTICA ITALIA non possiamo non seguire questa trasformazione, che contribuisce a spostare il valore aggiunto dal silicio fino ai dati e che, oltre ad aprire importanti opportunità di mercato, potrebbe fare la fortuna delle PMI in grado, finalmente, di utilizzare le stesse tecnologie delle grandi imprese. 3 minuti di lettura Ne parliamo con Andrea Lusvardi, General Manager di Errevi Automation Srl RAAS (Robotic As A Service) è un acronimo utilizzato per individuare un modello di business già largamente diffuso in vari settori – incluso il materials handling – che consente di utilizzare una soluzione in modalità pay per use senza effetto sui CAPEX aziendali e senza la rigidità di un investimento. La possibilità di un canone mensile, scalabile nel tempo, rappresenta inoltre un deterrente potente alla naturale resistenza a tecnologie innovative. Quali sono le evoluzioni della robotica che rendono possibile questa soluzione? «La diffusione delle soluzioni automatiche ha determinato l’industrializzazione e standardizzazione della maggior parte dei dispositivi “intelligenti” che le compongono. La personalizzazione delle applicazioni per tecnologie quali AGV, AMR, CTU, Shuttles avviene sempre meno attraverso la specifica progettazione/customizzazione hardware e sempre più attraverso soluzioni WCS che, come direttori d’orchestra immaginari, dirigono PLC sempre più recettivi e di facile configurazione. Anche la manutenzione della maggior parte delle soluzioni robotiche è diventata semplice, veloce e spesso basata sulla sostituzione on site dei componenti soggetti ad usura». Qual è la dimensione di scala che rende interessante questa soluzione (da quale dimensione di impresa risulta una soluzione possibile/utile)? «Sarebbe naturale individuare come più probabile bacino di utenza la PMI dove spesso la necessità di ricorrere a soluzioni logistiche automatizzate si scontra con la barriera rappresentata da investimenti rilevanti.  In realtà in Errevi Automation Srl pensiamo che la diffusione della soluzione diventerà trasversale alla dimensione aziendale e resa attraente dalla necessità di flessibilità, modularità, velocità, convertibilità. Anche soluzioni miste, investimento più pay per use potrebbero diventare ideali per grandi aziende che decidono di affrontare i periodi di picco di attività facendo ricorso all’inserimento di unità addizionali tarando invece l’investimento sul livello di attività normale.   Le 3PL poi potrebbero offrire soluzioni chiavi in mano ai loro committenti anche a fronte di contratti con durate che normalmente non giustificherebbero gli investimenti in automazione. Non dimensione, quindi, ma gestione del rischio e ricerca della massima sostenibilità». Quali le tipologie di robot che possono essere veramente resi “as a service” e quali gli investimenti e le tecnologie che vanno introdotti per abilitare questa opportunità? «Dimensioni, trasportabilità, scalabilità sono le caratteristiche che portano ad individuare negli AGV, AMR, CTU i candidati ideali a condurre la “Rivoluzione” RAAS. Questi dispositivi spesso longevi come i predecessori a conduzione umana ben si prestano ad una seconda vita e saranno probabilmente i primi ad alimentare in futuro anche un mercato dell’usato per applicazioni meno esigenti da un punto di vista di performance. Riteniamo però che anche le soluzioni “goods-to-person” a basso impatto infrastrutturale (racks mobili di non grandi dimensioni) possano presto diventare attraenti con la formula del noleggio consentendo veloci POC, scalabilità indolore sulla continuità dei processi logistici e rapidità d’implementazione». Quali sono le evoluzioni della robotica in ambito intralogistica, che pensate si potranno sviluppare in un prossimo futuro e su cosa state lavorando in prospettiva (ritenete che si vada verso una velocità sempre maggiore o che si stia lavorando su KPI diversi?) «Mentre la velocità delle operazioni rappresenta un indicatore sul quale è abbastanza facile intervenire anche soltanto con l’aggiunta di dispositivi automatici e aggiustamenti software, il periodo post pandemico ha evidenziato quanto la prevedibilità e la tracciabilità delle spedizioni rappresenti la vera discriminante per le scelte del consumatore finale. Una tracciabilità che non si esaurisce con la consegna, ma si estende al processo di reso e presenta anche ampi spazi di miglioramento alla ricerca dei quali Errevi sta dedicando risorse importanti. L’AI giocherà inoltre un ruolo rilevante sulla capacità di mantenere livelli soddisfacenti e sempre più alti di disponibilità ed affidabilità delle soluzioni automatiche, KPI a cui i committenti sempre più fanno riferimento nel processo decisionale che riguarda introduzione di soluzioni di automazione logistiche». Qual è il progetto più interessante su cui state lavorando? «Quello che ci sarà richiesto domani! La nostra indole di “sarti” dell’automazione origina una curiosità che necessità soddisfazione dalle sfide che ogni giorno i nostri clienti ci pongono. Abbiamo soluzioni di nostra progettazione e produzione ed una vastità di collaborazione con fornitori internazionali di tecnologia che assieme alla competenza delle nostre persone e con il coordinamento del nostro WCS ci consentono di risolvere con l’automazione i processi più disparati. Siamo molto orgogliosi di 2 impianti goods-to-person con l’utilizzo di tecnologia Exotec integrata con nostre soluzioni di convogliamento e fine linea che stiamo consegnando a players internazionali in Italia. Con la combinazione di tecnologia Tralso, navette ad induzione di nostra produzione, sorting stiamo completando un complesso ed innovativo impianto per la decantazione dei colli e la formazione dei pallet per la spedizione ai negozi nella GDO in ambiente a 2 gradi.». Articoli correlati More on this topic L’ora della sostenibilità Continua a leggere La smart grid del freddo Continua a leggere Carica altri Per partecipare come espositore alle prossime edizioni di INTRALOGISTICA ITALIA (FieraMilano Rho, 27-30 maggio 2025) contattare la Segreteria Organizzativa scrivendo a: info@intralogistica-italia.com

Idrogeno, modelli di business nell'intralogistica

Idrogeno, modelli di business nell’intralogistica

Intralogistica: una sfida continua Idrogeno, modelli di Business nell’intralogistica Da un documento promosso da Confindustria e ANIMA Confindustria Meccanica Varia, partner di INTRALOGISTICA ITALIA, presentiamo il business model valido per un’azienda tipo con impianti reali che hanno una capacità di circa 20 t di H2 per alimentare 50 carrelli elevatori. 4 minuti di lettura L’idrogeno è un vettore energetico sempre più diffuso e quanto più strategico per un Paese al centro del Mediterraneo e privo di risorse energetiche come l’Italia che deve differenziare le fonti di approvvigionamento. In molti scenari la nostra penisola è vista come un hub di distribuzione dell’idrogeno verde prodotto nel Nord Africa da fonti rinnovabili e distribuito in tutta Europa proprio passando attraverso il bel Paese. Un’idea che potrebbe spiegare il crescente interesse per l’idrogeno e che dovrebbe spingere le imprese italiane a investire e far filiera rafforzando e aumentando le competenze che sono già presenti. Una panoramica sulla situazione italiana Proprio in quest’ottica si può vedere lo studio: «Modelli di Business per l’utilizzo dell’H2 e lo sviluppo della Filiera in Italia» promosso da Confindustria e ANIMA Confindustria Meccanica Varia al fine di presentare una panoramica sull’attuale situazione italiana in merito all’idrogeno rinnovabile, così da evidenziarne criticità, benefici e fornire un supporto concreto alle Istituzioni Italiane. Con lo studio, Confindustria ha inteso riprendere il percorso che aveva avviato nel 2020 con un metodo diverso, così da sviluppare un nuovo approccio partendo da Business Model (BM) concreti basati su casi reali per: fornire un approccio metodologico allo sviluppo dei progetti e contribuire attivamente allo sviluppo della filiera e del mercato dell’idrogeno in Italia; testare in una logica bottom-up se l’attuale frame regolamentare (nazionale ed europeo) costruito per lo sviluppo dell’idrogeno, risulti efficace per farlo; evidenziare le principali linee di intervento in termini di indirizzi di politica energetica e di interventi regolamentari sul mercato, sia con riferimento al quadro nazionale sia a quello europeo. I presupposti del documento e le linee di sviluppo individuate partono dall’idea che nella maggioranza dei casi attuali (che vedono l’utilizzo di carrelli elettrici), l’approccio più comune sia la sostituzione della tradizionale batteria con una Fuel Cell intercambiabile, operazione resa possibile dal fatto che le dimensioni e i pesi della batteria che si va a sostituire sono conformi alla normativa DIN e quindi replicabili dai costruttori di Fuel Cell. Per il material handling, la cui peculiarità è quella di lavorare a punto fisso, si può, inoltre, considerare una sola stazione di rifornimento idrogeno, che opportunamente posizionata, serva tutta la flotta di carrelli; in tal caso il posizionamento dell’erogatore dovrà essere studiato in modo da ottimizzare i percorsi. Dal punto di vista dell’idrogeno, l’Italia potrà diventare un Hub Europeo, ma questo potrà avvenire solo quando il mercato avrà raggiunto delle dimensioni importanti, l’altra visione complementare e più immediata è quella legata all’indipendenza energetica dei siti che siano in grado di “prodursi la materia prima in casa”. Come si legge nel documento: Questo sistema permette di avere maggiore flessibilità e indipendenza rispetto a centri di produzione centralizzati, posta la disponibilità di terreno e di energia rinnovabile. Sebbene i costi siano ad oggi elevati, non si può escludere che in futuro la produzione “decentralizzata” di idrogeno allo stato gassoso possa prevalere su quella “centralizzata”, specie per il material handling, rendendo di fatto ogni sito produttivo indipendente dalla rete nazionale. La produzione decentralizzata da fonti rinnovabili necessita di una infrastruttura dedicata ma consente un razionale utilizzo della fonte primaria (fotovoltaica, eolica) mitigandone la volatilità; nel caso in esame, se l’energia primaria in ingresso proviene da fonti rinnovabili l’idrogeno prodotto è considerato “rinnovabile”. Dal punto di vista della dimensione di impresa il ragionamento portato avanti dallo studio prende come riferimento impianti reali con una capacità di circa 20 t di H2 /anno per alimentare una flotta di circa 50 carrelli elevatori: l’azienda tipo, dovendo ammortizzare l’investimento per la produzione dell’idrogeno, è caratterizzata da un uso intensivo che richieda il cambio batteria nelle macchine tradizionali. Ovviamente l’impianto per il rifornimento di idrogeno renderebbe inutile la sala di ricarica batterie e quindi porterebbe un recupero di spazio. La stazione di rifornimento, locata all’esterno, potrebbe anche essere “containerizzata”. Da questi presupposti parte un business model relativo all’hub logistico di indubbio interesse che arriva a queste conclusioni: Da questi presupposti parte un business model relativo all’hub logistico di indubbio interesse che arriva a queste conclusioni: Benefici emersi dal Business Model Il carrello elevatore a idrogeno consente una pronta e veloce decarbonizzazione dei centri logistici ad alta movimentazione, essendo una tecnologia a zero emissioni, che permette la movimentazione di pesi e velocità di rifornimento paragonabili ai mezzi diesel. I ridotti tempi di ricarica dei carrelli a idrogeno impattano notevolmente su un utilizzatore che gestisce una flotta consistente di mezzi, con conseguente aumento della produttività e riduzione degli spazi, in quanto il rifornimento nel caso dell’idrogeno non necessita di una sala ricarica dedicata come nel caso delle batterie. Criticità emerse dal Business Model Il Business Model evidenzia, per via dei ridotti volumi di idrogeno impiegato, un peso dei costi operativi per la produzione dell’idrogeno inferiore rispetto al peso dei costi di investimento necessari per l’installazione dell’infrastruttura di rifornimento, soprattutto in virtù dei pochi volumi movimentati. Vale pertanto la pena di sottolineare che il punto di forza di questo BM risiede nella possibilità di ricorrere a scenari di utilizzo integrati che massimizzino i volumi di idrogeno della domanda: si evidenzia infatti che tutti gli impieghi in cui l’idrogeno non viene “bruciato”, ma trasformato in elettricità con un processo elettrochimico hanno in comune le stesse caratteristiche del combustibile. La possibilità di condividere fra impieghi diversi (auto, riscaldamento) questo elemento, aiuta ad ammortizzare le spese della infrastruttura da mettere in opera. E che si conclude con una: Richieste di Policy. Alla luce del peso dei costi di investimento sul totale dei costi di produzione risulta necessario esplorare al meglio le soluzioni compatte per la produzione dell’idrogeno già disponibili sul mercato e verificarne la possibile applicazione in Italia. Risulta oltremodo necessario garantire, anche in un settore di “nicchia” come …

La ricarica del litio

La (ri)carica del litio

Intralogistica: una sfida continua La (ri)carica del litio L’elettrificazione passa attraverso nuovi macchinari, nuove infrastrutture e nuovi business model. La spinta dell’e-commerce è stata decisiva, così come il technology transfer dal mondo dell’automotive. La chiave è l’intelligenza diffusa, tenendo conto che è un settore che cambia molto rapidamente e che è ancora agli albori. 5 minuti di lettura «Il collo di bottiglia oggi sono batterie e carica batterie, tutto il resto della tecnologia ha fatto passi da gigante e lo scopo all’interno dei magazzini è sempre e comunque quello di minimizzare i tempi di fermo di ogni singolo mezzo a prescindere da come sia alimentato» spiega Davide Dal Pozzo Ceo di Elsa Solutions, società che opera nel mercato delle batterie con il proprio marchio ALIANT BATTERY. Un legame di lunga durata Storicamente l’intralogistica è legata al mondo dell’elettrificazione e delle batterie in particolare perché è sempre stato importante evitare la diffusione di gas combusti all’interno dei magazzini e delle aziende. Inizialmente le batterie sono al piombo e svolgono il duplice compito di alimentare il carrello elettrico e di funzionare come contrappeso permettendo così il brandeggio e di spostare in quota merce pesante. Compito fino ad allora svolto a fianco del motore endotermico da semplici contrappesi, spesso in cemento. Il passaggio alle più performanti batterie al litio (quelle dei cellulari, per dare l’idea) rappresenta un cambiamento importante in termini di performance, anche se, più leggere, tornano a rendere necessari i contrappesi. Un limite strutturale per nulla significativo, come vedremo, se messo a confronto con tutti i vantaggi che possono apportare al sistema. Un tema importante È un tema importante quello delle batterie e dell’elettrificazione perché ha un valore dal punto di vista della politica industriale del Paese e tematica di interesse per INTRALOGISTICA ITALIA, la manifestazione fieristica di riferimento in Italia, in cui imprese, istituzioni e appassionati possono confrontarsi sulle soluzioni più funzionali. La storia di questa tecnologia è ancora tutta da scrivere, come sostengono gli esperti che abbiamo intervistato, suggerendoci come, nei prossimi 24-36 mesi, assisteremo a grandi miglioramenti nelle prestazioni. La spinta dell’automotive è forte, così come la necessità di differenziare il mix energetico nazionale; quindi, a cascata le novità spinte dai numeri dell’automotive ricadranno su tutti i settori laterali (come quello della logistica), ma molto incideranno anche le scelte politiche (con gli sgravi e/o gli incentivi) che si decideranno di percorrere.   Nell’impostare un confronto tra le diverse tipologie e le evoluzioni delle batterie ci aiuta Giorgio Forni, general manager di Battery Center Italia: «Come prima cosa è bene sottolineare che le tradizionali batterie al piombo richiedevano tempi di ricarica nell’ordine delle 8-12 ore, (un tempo che oggi risulta inimmaginabile, perché costringerebbe a raddoppiare o triplicare la flotta aziendale con costi che porterebbero ad uscire dal mercato ndr.). Inoltre, le batterie al piombo per carrelli elevatori erano, e in qualche parte sono ancora, al piombo acido e liberano idrogeno durante la ricarica che per non diventare esplosivo, in un ambiente chiuso, non può superare la concentrazione del 4%. Caratteristica che, evidentemente, ha sempre costretto a lasciare le stazioni di ricarica all’aperto, in zone ben areabili o dotate di aspiratori. Problema che non si presenta nel litio, ma neanche nelle batterie al piombo sigillate utilizzate tipicamente nei supermercati e in quelle situazioni che non presentano sale di ricarica ventilate o in aree esterne.» Riassumendo le caratteristiche delle principali batterie, quelle al piombo hanno il vantaggio di non aver bisogno di contrappeso, necessitano di 8-12 ore di ricarica, emettono idrogeno e degradano più velocemente a seguito di numerose ricariche parziali. Data la necessità di avere un lungo periodo di ricarica non richiedono una infrastruttura particolare e quindi possono essere utilizzate quasi ovunque “facilmente” e senza sforare dai picchi di energia forniti dai “normali” gestori.  Ci chiarisce la questione Giorgio Forni: «se una azienda ha 20 carrelli elevatori e vuole passare a un sistema di batterie al litio deve riadattare la sua infrastruttura. Le ricariche rapide, possibili con il litio, richiedono una densità energetica maggiore, abbiamo picchi di richieste di energia più violenti, che se riversate verso i fornitori tradizionali possono fare uscire l’azienda dalle normali fasce di consumo (superare certi picchi di assorbimento) e quindi arrivare a sovraccosti importanti». E qui subentra la questione del mix energetico perché, uno dei modi per sopperire a questi picchi è quello di avere una propria fonte rinnovabile di prossimità (ad esempio pannelli solari sul tetto) in grado di lavorare in questo senso, e/o vari “polmoni” (ad esempio intesi come modalità di accumulo, idrogeno) pronti a liberare energia nel momento del bisogno. Questa è certamente un’altra questione e non è detto che la tariffazione non possa cambiare o che, avendo una rete intelligente, non si possano organizzare i momenti di carica, per quanto brevi e diffusi in modo da non effettuarli in contemporanea. Data l’esplosione dell’e-commerce che richiede velocità e annullamento di tempi di fermo non sarà questo il problema principale, ma sicuramente rappresenta, anche in prospettiva, una variabile da prendere in seria considerazione. Se analizziamo la vita delle batterie possiamo dire che quelle al piombo tengono dai 1200-1500 cicli di ricarica, che diventano 450-800 nelle versioni sigillate (che non emettono idrogeno) mentre quelle al litio vanno dalle 1500 alle 15mila del litio titanato. Differenze importanti, che corrispondono a filosofie completamente diverse dal momento che le batterie al litio vivono sull’opportunity recharge e quindi sulla possibilità di essere ricaricate.   Parole d’ordine: flessibilità Parte proprio da qui il ragionamento di Davide Dal Pozzo di Elsa Solutions: «Negli ultimi 20 anni c’è stata una grandissima accelerazione nel miglioramento di tutti gli strumenti legati all’intralogistica, guidato dall’esplosione delle vendite online. E la parola d’ordine è flessibilità». – Continua – «oggi la logistica deve essere distribuita (per poter consegnare ovunque a poche ore dall’emissione dell’ordine) e super efficiente, quindi grandi investimenti che, per definizione, devono essere massimizzati. Tutto questo si traduce nel dover avere un parco di muletti, carrelli elevatori, stoccatori e più in generale mezzi che movimentano materiali come Agv, Lgv, Amr, il più ridotto …

Intralogistica: una sfida continua

Intralogistica: una sfida continua

Intralogistica: una sfida continua Intralogistica: una sfida continua La logistica cresce e aumenta la richiesta di competenze e di formazione. Cresce il mercato dell’automazione, le soluzioni 4.0 e si aprono nuove opportunità. 4 minuti di lettura Sono importanti i numeri e le problematiche sollevate dall’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano che quest’anno INTRALOGISTICA ITALIA ha supportato e seguito con attenzione. Il quadro è quello di un settore che negli ultimi anni ha dovuto affrontare continue sfide, dall’aumento dei costi di produzione e del denaro alla cronica mancanza di personale. In questo contesto, dopo aver raggiunto circa 100 miliardi di euro nel 2021 (+16,8%) e 106 miliardi del 2022 (+6,4%), nel 2023 il fatturato della Contract Logistics in Italia continuerà la sua crescita, raggiungendo 112 miliardi di euro, ad un ritmo più moderato degli scorsi anni (+5,5%). I dati in dettaglio Analizzando i dati 2021 (ultimo anno con dati disponibili a consuntivo), la terziarizzazione raggiunge il 45,3% del valore delle attività logistiche in Italia (135,4 miliardi di euro), a fronte di un valore del mercato della Logistica conto terzi (cioè, il fatturato diretto ai soli clienti) pari a 61,3 miliardi di euro, +20,8%.  Sul fronte della manodopera, in Italia mancano almeno 60mila lavoratori e circa il 75% dei fornitori di servizi logistici opera in condizioni di sottodimensionamento. Una situazione resa ancora più difficile dalla scarsa partecipazione femminile – solo il 20,4% dei lavoratori del settore è rappresentato da donne –, ma comunque migliore rispetto al resto d’Europa: il Regno Unito soffre uno shortage di 180mila addetti, la Germania di 170mila, la Polonia di 160mila, per una carenza totale che supera 1,1 milioni di persone nel Continente. Continua la diminuzione del numero di imprese del settore – 82.000 nel 2021, erano 84.500 nel 2020 – con l’uscita dal mercato in particolare degli operatori più piccoli e meno strutturati. Mentre si notano i primi segnali di accorciamento della filiera di fornitura, verso una relazione più diretta tra committente e fornitore di servizi logistici. Nel 2023 si contano 14 operazioni di Merger and Acquisition nel settore della Logistica nazionale, confermando il trend degli scorsi anni, dopo le 15 del 2022 e 24 operazioni del 2021, con un aumento progressivo di rilevanza delle singole operazioni in termini di dimensioni delle aziende acquisite degli operatori coinvolti. Un futuro di sfide «Dall’aumento dei costi alla necessità di un approccio di business più sostenibile, dall’omnicanalità allo sviluppo dei mercati internazionali, fino ai nuovi equilibri delle filiere e lo shortage di persone e competenze, le aziende della Logistica hanno di fronte molteplici sfide che richiedono profonde trasformazioni e importanti investimenti – spiega Marco Melacini, Direttore Scientifico dell’Osservatorio Contract Logistics -.  Per rispondere, servono strategie chiare delle aziende committenti e dei fornitori di servizi logistici, con una direzione comune: migliorare l’attrattività delle aziende e del settore. Mai come oggi il capitale umano è fondamentale e l’innovazione deve ridisegnare i processi in modo human-centric, in una prospettiva di sostenibilità sociale, oltre che economica e ambientale».   «Il settore deve incrementare la sua attrattività con un approccio di sistema, che metta al centro la persona – spiega Damiano Frosi, Direttore dell’Osservatorio Contract Logistics -. Per affrontare la scarsità di manodopera, è necessario far comprendere quanto la Logistica sia strategica per il Paese, investire sull’innovazione tecnologica e digitale, puntare sul wellbeing, ossia l’attenzione verso il lavoratore in termini di salario, premi di produttività, work-life balance. È necessario rafforzare la presenza femminile, l’integrazione di persone di nazionalità e culture diverse e puntare sulla qualità del luogo di lavoro e sul tema della competizione leale». Le scelte strategiche Di fronte alle emergenze degli ultimi anni, le aziende hanno cercato di rispondere con scelte di livello tattico e strategico. L’Osservatorio ha identificato 6 strategie che ridefiniscono i “confini” della Logistica in termini di ambito, attività, KPI e oggetto. Le aziende stanno lavorando sulla riconfigurazione della Logistica, sulla digitalizzazione dei processi e dei documenti associati, con alta attenzione al patrimonio informativo e all’introduzione di processi di Big Data Analytics. Un altro ambito di intervento è quello relativo alla transizione green, in primis la riduzione della carbon footprint, con un passaggio dal possesso all’utilizzo. Centrali diventano i concetti di logistica smart, logistica sostenibile e logistica circolare che puntano a ottimizzare gli input produttivi e a progettare il loro smaltimento o riuso by design. Quindi AI per coordinare i flussi, ma anche per progettare imballi sempre più costruiti su misura, in modo da evitare sprechi e grande ricerca di materiali biobased.   Logistica 4.0 e sostenibilità sociale Nel mondo della Logistica si osserva un continuo sviluppo di nuove tecnologie e applicazioni 4.0, con una nuova attenzione alla sostenibilità sociale, che si accompagna a quelle economica e ambientale, nello sviluppo delle tecnologie e nella loro adozione. Un numero sempre maggiore di aziende in futuro adotterà un approccio di design di processo human-centric nell’introduzione di tecnologie di Logistica 4.0, valutando l’impatto sociale delle soluzioni da adottare e, in alcuni casi, coinvolgendo il personale operativo nella progettazione delle soluzioni stesse. Vanno esattamente in questa direzione le innovazioni presentate da alcune startup che possono aiutare a capire le direttrici di sviluppo del mercato. Il ruolo delle Startup Nella parte della ricerca più legata all’innovazione e nell’identificazione dei macrotrend dall’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano sono state censite quasi 1.000 Startup. Tra queste, INTRALOGISTICA ITALIA si è focalizzata su quelle più legate all’automazione che realizzano soluzioni innovative per lo svolgimento di attività di handling e picking all’interno dei magazzini con l’introduzione della robotica. Se le applicazioni più diffuse di AI riguardano la computer vision, è quasi normale che le startup che hanno sviluppato nuovi forklift ne abbiano integrato le funzionalità puntando su guida autonoma e sulla capacità di identificare e prelevare i pallet con qualsiasi orientamento. È il caso di Fox Robotics che ha sviluppato Foxbot, un carrello elevatore a guida autonoma in grado di operare h24 presso le baie di ricezione dei magazzini dei clienti. Dotato di sistemi di visione e sensori LiDAR per identificare e …